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venerdì 3 ottobre 2008

Tragiche fatalità


Non ci posso credere, non ci posso proprio credere. L'Alitalia regalata ad una compagine di imprenditori, il Lodo che insiste e persiste, e la gente (quella per cui la legge è uguale per tutti) che continua a morire sul lavoro. Operai, il cui livello culturale si fa sempre più alto, il cui grado di specializzazione è sempre maggiore, e le cui aspettative economiche restano sempre disilluse da contratti e stipendi sempre più vicini al terzo mondo. Gente che ha lo stesso titolo di studio dei colleghi dai colletti bianchi, gente che seviziata dal precariato e dalle promesse dei politici, che langue in un limbo fatto di informazione faziosa e libertà virtuale: gente che muore lavorando.
Tragiche fatalità. Andiamo a dirlo ai loro figli, alle loro mogli, che papà non c'è più e che magari e colpa sua se è morto mentre si spezzava la schiena facendo arricchire un datore di lavoro che nemmeno conosceva. Un datore di lavoro che ha investito in sicurezza solo perchè previsto dalla legge non sarà mai abbastanza perseguito per la morte di un uomo. Molte delle persone che non muoiono a causa degli infortuni(circa un milione all'anno) rimangono invalidi permanenti (più o meno 30.000 all'anno) a cui noi, come contribuenti, garantiremo una somma, a titolo di rimborso vitalizio e mensile, che rischierà di farli morire comunque, di fame. Vi invito, voi e tutti quelli che sono d'accordo con il "Lodo", a leggere l'articolo 3 della costituzione.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori dell'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Saluti.

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