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venerdì 27 marzo 2009

leggende di sicilia


La leggenda del ponte di “Ghiugghintanu”

Una volta, tanti anni fa, un pastorello era solito far pascolare le sue pecore vicino al ponte di Ghiugghintanu. Il luogo era molto lontano dalla fattoria del suo padrone e spesso il giovane pastore pernottava all'aperto con il gregge.
Una volta che aveva portato gli animali che accudiva fino al “cuozzu ri ghiugghintanu”, nei pressi del ponte, essendo già quasi buio, decise di radunare le pecore vicino ad un grande albero che gli avrebbe fornito il riparo per la notte. D'un tratto sentì un improvviso vociare e un forte rumore di uomini animali e cose. Si girò in direzione del ponte e vide che si era animato all'improvviso. Dove prima c'era silenzio e desolazione adesso era stato allestita una vera e propria fiera.
Luci, colori, profumi di cibi e spezie lo assalirono mentre incredulo continuava a radunare le pecore. Sistemato il gregge sotto il grande carrubbo, quando ormai era già buio, il pastorello non resistette alla curiosità. Mise da parte ogni timore e si avviò in direzione del ponte. Si arrampicò lungo un costone roccioso e raggiunse la strada sterrata che portava all'imbocco del ponte che ospitava la bellissima fiera notturna.
Si inoltrò lungo le bancarelle piene di luci e di colori.
Stoffe, frutta, fiori, cavalli, dolciumi e perfino spade e coltelli dai manici intarsiati e tempestati di pietre preziose. Ogni ben di Dio era esposto lungo due filari di bancarelle che costeggiavano i due lati del ponte. Il pastore attraversò in mezzo ad una fiumana di avventori tutta la fiera, rimanendo a bocca aperta per lo stupore. Un mercante dall'aria bislacca gli si avvicinò.
“Cosa cerchi pastore” gli chiese il mercante.
“Niente stavo solo guardando” rispose il giovane senza riuscire a nascondere il proprio stupore.
“Compra qualcosa!” lo esortò il mercante.
“Ma ho solo due soldi.” disse il pastorello mostrando le due monete.
“Allora compra per due soldi” sorrise il mercante riccamente vestito.
Il ragazzo si guardò intorno e vide esposte sotto la tenda di un altro mercante delle arance succose. Ne indicò la cassa con un dito.
“Prenderò una di quelle” disse.
Il mercante si lisciò la nerissima barba.
“Sei sicuro? Scegli pure quello che vuoi e ci metteremo d'accordo sul prezzo.”
Il pastorello, che aveva già l'acquolina in bocca, insistette: “no, la ringrazio signore, ma comprerò un'arancia”.
Il mercante allora prese l'arancia, la lucidò con la manica della veste e la porse al giovane pastore. Il ragazzo versò le due monete sul palmo dell'uomo barbuto, fece un inchino e si allontanò trotterellando.
“Pastore, pastore ...” lo richiamò il mercante.
Il giovane si girò.
“Mangiala domani la tua arancia e non te ne pentirai.”
Il pastorello ubbidì mettendo il frutto nella bisaccia e agitando la mano per salutare il mercante che , nel frattempo, era già sparito.
Tornando verso il suo gregge il pastorello si accorse che stava facendo giorno.
Il giorno dopo il pastore accudì le pecore accompagnando i loro belati con fischi e urla ogni qualvolta che un agnello o un montone cercava di allontanarsi dal gregge.
Nel pomeriggio mentre attraversava una radura il pastorello ripensò all'arancia che aveva acquistato quella notte e, infilata la mano nella bisaccia, ne tirò fuori il frutto. Questi gli sembrò insolitamente pesante. Con enorme stupore il ragazzo si accorse che l'arancia acquistata alla fiera notturna era diventata d'oro.
Questa è una delle leggende che aleggiano attorno al cuozzu di ghiugghintanu e che vuole che una volta ogni cento anni, nella notte di Ognissanti, un antico ponte ormai crollato e scomparso, ricompaia per far si che qualsiasi cosa venga acquistato nella fiera sul ponte, si tramuti in oro.

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