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martedì 8 dicembre 2009

Crocefisso in aula



Percorrendo a ritroso la storia della simbologia cattolico–cristiana non mancano di sicuro le diatribe tra stato e chiesa e/o tra le varie fazioni all’interno della stessa chiesa cattolica sfociate poi in altrettante scissioni e aspre dispute spesso di carattere più militare che teologico. Non ci è dato sapere come e quando il rispetto delle altrui idee, di qualsiasi ordine e grado, finirà di rimpinguare le discussioni troppo spesso vuote ed ampollose oppure legate ad interessi che vanno ben aldilà della iconografia religiosa. Momentaneamente, in una sorta di ritorno di fiamma, tutto il popolo italiano insorge appresso ad una, seppur discutibile, normativa che infrange un troppo sopito orgoglio nazionale e, dimenticando che quella croce di norma sparisce dalla memoria appena varcati i cancelli delle scuole, esso si schiera indignato contro chi esprime liberamente un’ opinione diversa solo perché è nato e cresciuto in un contesto sociale e culturale diverso da quello italiano. Con ogni probabilità lo stesso simbolo del cristianesimo incriminato per colpe mai commesse, se potesse, risponderebbe dalla scomoda posizione a due metri dal suolo e lontano anni luce da tutto ciò che avrebbe voluto trasmettere, nell’unico modo che duemila anni di storia non sono ancora bastati ad insegnarci. L’amore, la pace, la fratellanza tra gli uomini, non importa il simbolo che ciascuno di noi decida di appendere ad un chiodo sul muro quello che conta è che nel rispetto delle tradizioni e delle culture di ogni popolo le aule, quelle stesse aule che formano gli uomini di domani, traggano i giusti insegnamenti dai valori comuni

di Nicoletta Nativo 

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