.....Era primavera, ma da così poco tempo che l'inaspettato miglioramento climatico aveva colto, come ogni anno, di sorpresa gli abitanti della metropoli che l'isola più grande del Mediterraneo ospitava insieme a un bizzoso vulcano e a migliaia di problemi annosi e insoluti. L'inaspettato innalzamento di qualche grado nella colonnina di mercurio non giustificava di certo la sofferenza del calvo artista del crimine. Libero sentiva che da quell'appuntamento non sarebbe arrivato niente di buono. L'ufficiale, dal canto suo, si comportava come se l'incontro tra lui e l'uomo che aveva contribuito a mandare in galera svariate volte, fosse quanto di più normale ci si potesse aspettare in un mite pomeriggio di primavera. Davanti agli occhi di Libero passarono per un attimo tutti i latitanti che conosceva e tutti i colpi andati a segno di cui aveva sentito negli ultimi tempi, cercando di immaginare a quale di questi volti o a quale preziosa informazione doveva l’onore di questo incontro. Il commissario dal suo canto e, perfettamente a proprio agio, diede un’occhiata fugace rivolto verso, Libero ne era sicuro, i suoi subalterni che dovevano essere piazzati lì vicino. Dalle tasche di un giubbotto di pelle nera appoggiato sulla sedia, mentre la cenere della sigaretta andava a cospargere la manica della camicia del poliziotto con un’impalpabile coltre grigiastra, spuntò fuori un foglietto di carta del tipo usato per le fotocopie.«Questa» esordì il funzionario della polizia di stato «è la pianta di una villetta» si fermò a fissare negli occhi l’impaurito interlocutore e, certo di essere stato compreso, continuò: «un sistema di antifurto perimetrale, telecamere, nuovo perimetrale per gli infissi, infrarossi a escursione termica e sensori di movimento.» Nuovo sguardo diretto al centro delle attività cerebrali attraversando gli occhi e su attraverso le orbite perforando il nervo ottico, fino al cervello.«Devo entrare qui» disse puntando il dito sulla piantina sgualcita. Senza dare nessuna risposta, deglutendo, Libero si alzò e fece per andarsene come se di fronte a lui fosse seduto Belzebù in persona e la necessità di fuggire fosse qualcosa d’impellente e irrinunciabile. Facchetti lo trattenne per un braccio. La forza fisica di quell'uomo lo sconcertava e ogni volta che in passato si era trovato di fronte a lui, avendo quest'ultimo un modo di fare molto fisico e spontaneo, Libero finiva con il farsi male anche solo standogli accanto a parlare del più e del meno...
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