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venerdì 13 febbraio 2009

Tocca a noi




Quest'oggi vorrei parlare di un fenomeno che, a seconda delle connotazioni storiche e politiche, può definirsi sia nuovo che vecchio. Mi spiego meglio. Per anni, per la precisione dagli inizi degli anni ottanta, periodo nel quale questo termine venne coniato, abbiamo sentito parlare di “globalizzazione”. Ora dopo tanto affannarci per meglio capire cause ed effetti, dopo avere seguito con interesse sempre maggiore gli appuntamenti che facevano dell'economia liberista e mondiale, o “mondializzata”, un trampolino di lancio verso un secondo millennio fatto di pace e benessere per tutti, sentiamo con sgomento parlare di “de-globalizzazione”. Al posto di questo neologismo potremmo anche parlare, risultando sicuramente più cinici ma anche più onesti, di rigurgiti nazionalisti.
Non lasciano dubbi, infatti, gli slogan che sono apparsi sugli striscioni degli amici inglesi che lamentavano l'ingresso dei lavoratori italiani nei loro cantieri. Ne cito uno per dovere di cronaca: "british jobs for british workers". Come non lasciano dubbi i titoli di alcune testate americane su cui compare un timido “buy american...”.
Questi istinti protezionistici, che peraltro contagiano l'intero occidente, Italia compresa,sono ovviamente figli di una crisi che per vastità e dimensione farà parlare di sé sui libri di storia negli anni a venire. Eppure i vantaggi di una economia aperta sono stati sotto gli occhi di tutti. Non era, e non è stata la globalizzazione ad aumentare il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri ma, come al solito, gli interessi miliardari di poche holding economiche.
Il territorio della provincia di Ragusa, come era ovvio, ha risentito nell'ultimo ventennio sia dei benefici che degli acciacchi che una economia priva di frontiere poteva apportare ad una area territorialmente sprovvista di infrastrutture come la nostra. Le barriere frapposte tra la provincia di Ragusa ed il resto mondo sono le stesse che ci negano in tempi rapidi la fruizione di autostrade, ferrovie ed aeroporti. Nonostante questo la nostra provincia ha attraversato un ventennio di crescita economica grazie ad un settore agricolo trainante e a un'economia sana e fatta di investimenti oculati da parte dei privati. Il settore edile ha tratto profitti sia dalla economia locale, sia dalle lente, parsimoniose e sicuramente migliorabili risorse del pubblico. Oggi però ci confrontiamo con gli effetti del progressivo esodo delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo verso aree più ricche e, forse troppo tardi, abbiamo capito di avere innescato una bomba ad orologeria. Dal protezionismo al nazionalismo e dalla tolleranza che nasce dall'abbondanza passeggera alla chiusura nazionalista o peggio xenofoba , il passo è breve. Le campagne del ragusano, ed i cantieri edili, solo per rimanere nell'ambito dei due settori che ho citato prima pullulano letteralmente di cittadini appartenenti a cittadinanze, etnie e religioni diverse. Cito un dato Istat che mi è parso abbastanza significativo. Ragusa, secondo l'istituto della statistica, ha la più alta quota in Sicilia di cittadini stranieri residenti sul totale della popolazione: un'incidenza del 5% contro lo 1,4% del resto della Sicilia. Attenzione questo non vuole direRagusa Iblanecessariamente che ci siano meno stranieri nelle altre città siciliane, ma che qui, con ogni probabilità, ce ne sono di più regolarmente registrati presso gli uffici comunali. Ne consegue che ce ne sono di più regolarmente collocati e retribuiti in maniera conforme ai contratti vigenti. E se percepiscono un regolare stipendio ciò vuol dire che questo stato di cose permette loro di ambire ai progetti ed alle motivazioni che li hanno costretti a lasciare il loro paese d'origine.
Mi risulta, lo scrivo con una vena di orgoglio campanilistico come abitante di questa provincia, che sono in tantissimi i cittadini stranieri che si avvicinano ai nostri uffici e che ricevono regolarmente qualcosa di più che una semplice assistenza.
Purtroppo non è sempre così, anche nella provincia iblea esistono realtà parallele più simili a quelle del resto della Sicilia.
Quelli che fino ad oggi sono stati comodi ripieghi, spesso senza una vera e propria identità fiscale; quelli che riempivano le file dei lavoratori in nero; Quelli che andavano a fare il lavoro che le maestranze locali non facevano più perché non era possibile accettare le stesse condizioni economiche di una fascia di lavoratori più deboli e senza dubbi più “affamati”; quelli che venivano accolti, integrati e aiutati: oggi diventano una parte del problema globale.
Oggi tutti i lavoratori di cittadinanza italiana temono gli effetti di ciò che negli anni è degenerato fino alla situazione attuale. Le locali strutture, da sempre hanno offerto e offrono tuttora un valido aiuto a chi viene a chiedere assistenza, di qualunque natura sia il suo accento o il suo colore della pelle, ma se non c'è stata la possibilità di un inserimento graduale nel territorio la colpa non è sicuramente di chi ha messo a disposizione uffici e competenze. Integrazione non vuol dire tollerare la presenza, integrare significa aiutare nella comprensione delle regole comuni chi ha vissuto in contesti diversi da quello della Repubblica Italiana. Integrazione non vuol dire schedare, smistare ed eventualmente rimpatriare. Integrare vuol dire avere chiaro in mente che cosa offre un territorio sia per la popolazione locale che per gli ospiti che arrivano da tutte le parti. Integrazione non vuol dire prendo cinque operai in cantiere, tre italiani che avranno un contratto regolare di lavoro e due extracomunitari che userò come meglio mi aggrada in nero. Siamo di fronte ad un altro problema epocale che, di fronte all'immobilismo storico, politico e partitico del nostro paese, rischia di diventare l'ennesimo bivio mancato verso condizioni di lavoro migliori e sostenibili per tutti.

giovedì 5 febbraio 2009

Data e orologio javascript (seconda parte)


Nel post precedente abbiamo visto come visualizzare una semplice data in javascript, nella fattispecie quella in alto a sinistra in questa stessa pagina, ora dedichiamoci alla realizzazione di un'orologio completo di ora, minuti e secondi che si aggiornano in tempo reale. L'unico svantaggio è che l'ora visualizzata sarà quella del computer dell'utente. Bando alle ciance posto subito il codice:


<script language="JavaScript" type="text/javascript">


<!--


function orologio() {

now=new Date();

hour=now.getHours();

min=now.getMinutes();

sec=now.getSeconds();


if (min<=9) { min="0"+min; }

if (sec<=9) { sec="0"+sec; }

if (hour>12) { hour=hour-12; add="pm"; }

else { hour=hour; add="am"; }

if (hour==12) { add="pm"; }


time = ((hour<=9) ? "0"+hour : hour) + ":" + min + ":" + sec + " " + add;


if (document.getElementById) { document.getElementById('theTime').innerHTML = time; }

else if (document.layers) {

document.layers.theTime.document.write(time);

document.layers.theTime.document.close(); }


setTimeout("orologio()", 1000);

}

window.onload = orologio;


// -->


</script>


<span id="theTime" style="font-size: 12pt"></span>


Nel documento, quindi fuori dallo script, ho inserito lo style con il quale modificare a proprio piacimento il layout del testo che l'utente finale vedrà sulla pagina web da voi confezionata. Io ho solo inserito la dimensione del font ma voi potrete dare sfogo alla vostra creatività come meglio credete.


Come al solito buon C.I.P. a tutti (copia, incolla, prova).

mercoledì 4 febbraio 2009

Data e orologio javascript (prima parte)


Anche se sul web abbondano le guide sulla gestione delle date con javascript, oggi posto il codice del calendario con data che trovate in alto a sinistra in questa pagina.Nella speranza che torni utile a qualcuno ecco lo script da inserire tra i tag <HEAD> della vostra pagina.


<script language="javascript">

function acchiurae () {now= new Date();

day= now.getDate();

month=now.getMonth();

year=now.getFullYear();

if(month==0){month="Gennaio";}

if(month==1){month="Febbraio";}

if(month==2){month="Marzo";}

if(month==3){month="Aprile";}

if(month==4){month="Febbraio";}

if(month==5){month="Febbraio";}

if(month==6){month="Febbraio";}

if(month==7){month="Febbraio";}

if(month==8){month="Febbraio";}

if(month==9){month="Febbraio";}

if(month==10){month="Febbraio";}

if(month==11){month="Febbraio";}

document.write (day+" "+month+" "+year +"<p>Sono le ore:</p>");


}

window.onLoad =acchiurae();

</script>


Nel prossimo post vedremo come inserire l'ora che si aggiorna in tempo reale.


Come al solito C.I.P.(copia incolla prova)

martedì 3 febbraio 2009

Libero: Collaborazioni (4)

...Improvvisamente la sedia di Libero divenne scomoda, e la camicia impastata di sudore troppo pesante per una giornata che si stava rivelando afosa.

«Allora ?» incalzò il commissario.

«Lei potrebbe vedere delle cose che le potrebbero fare pensare che io sono... che io faccio... » Libero iniziò a farfugliare incerto.

«Niente di quello che pensi. Tu sai chi sono, io so chi sei, ma tutto quello che faremo insieme nei prossimi giorni dovrà rimanere sigillato nei nostri ricordi. Dimmi solo cosa ti serve. » Facchetti prese l'indice della mano sinistra tra due dita dell'altra mano «quando lo facciamo» stavolta si tirò il medio «e dove vuoi che ti porti l'assegno dopo il lavoro» concluse tirando l'anulare.

«Se le cose stanno così» Libero si grattò il capo come se una folta matassa di capelli gli fosse spuntata improvvisamente.

«Potrei anche decidere di accettare... però... »

Facchetti fece partire una risata degna del ciclope Polifémo «Va bene Libero, affare fatto» allungò la destra.

Libero prese la mano del poliziotto come se stesse suggellando la propria condanna a morte.

«Questo è il mio numero, cercami per qualsiasi cosa ti serva. Ti basta una settimana di tempo ?»

«Mi basta» Libero guardò il biglietto da visita.

«Tre tre tre cinque due uno sei uno otto sette. Non ho bisogno del biglietto e di nessun’altra prova che possa fottere me o chi lavora con me.»

Strizzò l'occhio al nuovo poco probabile complice, si alzò e si tuffò in mezzo ai passanti del marciapiede opposto: in un modo o nell'altro si ricominciava a lavorare.



La villetta era situata alla periferia della città, con un'eccellente vista sul mare e le quattro strade che ne delimitavano gli altrettanti lati erano ben curate e illuminate. La cura del verde, almeno quello visibile oltre le mura di cinta, rasentava la perfezione.

Libero percorse a piedi il tratto di strada che lo separava da una stradina secondaria nascosta alla vista della villa da un fitto filare di acacie. L’auto era parcheggiata all’ombra e l’uomo seduto dal lato del guidatore fumava riempiendo l’abitacolo di voluttuosi riccioli di fumo. Libero passò oltre lasciando che il suo sguardo ruotasse in tutte le direzioni. Poi tornò sui suoi passi e aperto lo sportello della vettura si accomodò accanto al commissario.

«Chi le ha dato le informazioni sull’antifurto della casa ?» non attese la risposta «abbiamo una bella gatta da pelare, commissario. Oltre a tutto quello che lei mi ha elencato, questa costruzione si avvale di un antifurto di cui avevo solo sentito parlare, penso si tratti di un sistema che risale agli anni sessanta. »

Il poliziotto girò la chiave del quadro, ingranò la marcia e partì immettendosi nella stessa strada che li aveva portati alla villa, allontanandosi in direzione del mare.

«Libero i dettagli tecnici tienili pure per te: io voglio solo sapere quando entriamo .»

Lo scassinatore appoggio le due mani sul cruscotto. «Quella casa è piena di trappole. Trappole elettriche, elettroniche ed elettromeccaniche» assunse un’aria pensierosa, poi come illuminato da un lampo di genio, esclamò: «domani sera.»

«Commissario lei sa cos’è un collegamento in serie? No ?» rispose da solo «immagini un anello» disse simulando un cerchio con il pollice e l’indice «e immagini che quest’anello sia collegato a una sirena che suona quando l’anello si apre» separò le due dita allargandole «tutti gli antifurto elettronici funzionano secondo questo sistema, quindi se noi» aggiunse un altro cerchio immaginario al primo «apriamo una falla, facendo in modo che il sistema non se ne accorga ….» pausa a effetto «siamo dentro».

domenica 1 febbraio 2009

Libero:Collaborazioni(3)

...«Perché lo viene a dire a me» rispose lo scassinatore cercando di tenere un tono di voce il più normale possibile e tornando a sedere suo malgrado.

«Perché sei l'unico che può entrare e uscire da questo posto senza problemi.»

«La ringrazio per la stima, ma di solito chi fa questo tipo di cose finisce dentro, per un bel po', e grazie alle sue amorevoli ricerche.»

Il commissario alzò entrambi le mani.

«Aspetta, Libero aspetta, ti sto proponendo di fare un lavoro per me, io so chi sei e cosa fai; tu sai chi sono, cosa faccio, e come lo faccio. Stavolta io ho bisogno di una mano. Mettiamola così, a me serve un consulente per un sopralluogo... »

Il cameriere si avvicinò al tavolo, Libero lo riconobbe come qualcuno che aveva già visto in carcere.

Il commissario aspettò che posasse i due caffè sul tavolo e, appena il cameriere si fu allontanato, continuò: «Vedi Libero tu ed io stiamo ai due estremi della stessa barricata, tu hai le tue regole io ho le mie. Io faccio il commissario, tu fai lo scassinatore... »

Alzò l'indice per smorzare l'animoso intervento del suo interlocutore, che non sembrava d'accordo, e proseguì .

«A volte far rispettare la legge vuol dire infrangere alcune norme del codice penale per far sì che qualche criminale finisca dove gli compete: in galera. Tu dal canto tuo infrangi la legge come e quando puoi, ma rispetti le stesse regole che rispetto io. Il tizio che possiede questa villa non è un ladro, credimi questo è una carogna. Una carogna estremamente furba che si destreggia in modo attento nelle fogne dove cura i suoi traffici. Se mi muovo secondo le normali procedure d'indagine non arriverò mai a niente, devo entrare in casa sua non posso aspettare nessun giudice e nessun mandato.»

Lo sguardo del poliziotto si fissò dritto sugli occhi di Libero che presa una tazzina di caffè ne bevve il contenuto a piccoli sorsi e senza zucchero.

«Bambini ?» chiese il ladro.

«Anche» fu l'unica risposta dell'agente.

«Che cosa ci guadagno»

Entrambi sapevano che il cinismo di Libero era solo simulato. Il commissario abbozzò una smorfia che si trasformò in un sorriso.

«Sarai pagato per la consulenza, un assegno che detrarrò dalle spese del commissariato» alzò un sopracciglio «in più chiuderò un occhio su un paio di negozi svaligiati da alcuni tuoi amici, ai quali pare che qualcuno abbia aperto le saracinesche abbassate per la pausa pranzo. Sembrerebbe che uno scassinatore esperto abbia avuto un ruolo importante durante questi colpi.»