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lunedì 24 marzo 2008

Ricordi


Ricordi. Ricordi di strade polverose,quartieri assolati, poche auto per strada ed eserciti di ragazzini che inseguivano un pallone. Ricordi di pomeriggi passati dietro le imposte di plastica ad aspettare che l’altoparlante della vecchia Simca, adibita a frigorifero ambulante, gracchiasse svoltando l’angolo e appagasse il nostro desiderio di dolce e di fresco. La mattina presto la mamma ci mandava a comprare il pane e tutto quanto le serviva per la sussistenza della famiglia solo ed unicamente per quel giorno . La spesa si faceva presso le botteghe di generi alimentari, ogni quartiere ne conteneva tante quante bastavano affinchè nessuna di esse potesse mai veramente prosperare. Tante piccole botteghe , spesso le une accanto alle altre, in un improbabile miscuglio di sapori, di odori, di quel sommesso vociare così caro ai venditori ed ai mercanti di ogni luogo ed era. Il tempo sembrava non volesse mai cambiare il suo corso.

Le cassette di frutta e verdura esposte davanti alla minuscola porta a vetri a due ante, spesso spalancate, le minuscole insegne al neon mai accese, alcuni ragazzi dall’aria sveglia che, in cambio di cinquanta lire di mancia, accompagnavano le anziane signore lungo il dedalo di vicoli e viuzze che costellavano il centro cittadino portando le loro pesanti sporte traboccanti di ciuffi di sedano e farciti di mortadella e salami affettati ed avvolti in nell’immancabile “carta oliata” : ricordi.

La motoape stracarica di frutti ed ortaggi che, come se i pistoni volessero schizzare fuori da un momento all’altro, si abbarbicava lungo le stradine in salita costruite su due lingue d’asfalto e due strisce di roccia calcarea levigata, era la vittima sacrificale di branchi di ragazzini che puntualmente si appendevano sulla sponda posteriore.

Nel tardo pomeriggio le comari sedevano sulle loro sediole, di legno e cordino dalle gambe segate. Era l’ora del Rosario. Allora le partite di pallone nei vicoli si facevano più aspre, due contro due, tre contro tre o qualsiasi altra combinazione numerica che mettesse di fronte due gruppi di acerrimi nemici. La palla era quasi sempre di quelle leggere di plastica, i volti seri, rigati di sudore e di sudiciume accuratamente spalmato sulle guance ed accumulato durante tutte le scorribande pomeridiane. Ne le secchiate d’acqua ne gli improperi lanciati dalle comari riuscivano a distrarre gli impavidi dalla lotta. Veniva sera. La mamma ci chiamava dall’uscio di casa urlando il nostro nome allungando la penultima vocale il più possibile, quasi che questa astuzia le risparmiasse un secondo richiamo. Ricordi.

Erano gli anni settanta, le magliette con la faccia di Sandokan, le scarpe mecap che duravano unna settimana, ed i papà che tornavano dal lavoro e si mettevano subito in canottiera. Il lunedì sera c’era il film di Gionn Uein ed il mercoledì il quiz di Maik Buongiorno. La notte quando faceva troppo caldo qualcuno stendeva delle lenzuola bagnate sulle finestre delle camere da letto per rinfrescare l’aria. Poi tutti hanno iniziato a correre, dapprima piano poi, sempre più velocemente in un’affannosa rincorsa dedita all’ostentazione. Supermercati, distributori automatici, la strada che portava al mare sempre più grande, veloce e portatrice di lutti. E ancora di corsa sempre di più: hai bisogno di soldi, soldi, soldi.

Non ci siamo accorti del prima e del dopo. La frenesia morbosa che ci ha fatto dimenticare quelle giornate è arrivata e ci ha preso con lentezza inesorabile ed ha fatto sì che nessuno di noi si accorgesse di quello che stava perdendo. Un’unica unità di tempo è trascorsa senza darci la possibilità di delimitare in maniera precisa il passaggio dalla spensieratezza della fanciullezza alla smania di un’età adulta vissuta in un epoca che inverosimilmente dista solo una generazione da quella che è stata la prima stagione della nostra vita.

Ricordi

lunedì 17 marzo 2008

La corsa (parte seconda)


Se avete letto il primo articolo sulla corsa e siete qui ciò vi fa sicuramente onore.

Superato il decollo possiamo incominciare a fare sul serio e proseguire nell’intento che ci siamo prefissati : divertirci correndo.

Esistono, come annunciato nella prima parte, degli strumenti, sia cartacei che informatici,che possono guidarci lungo il lungo percorso che , da indolenti e pigri pantofolai, ci porta fino allo stato di forma perfetta che tanto agognamo.

La prima, e secondo me migliore, risorsa che ho incontrato sul web è il sito di Roberto Albanesi, www.albanesi.it. C’è veramente tutto, dai consigli per cominciare all’alimentazione, dalla tecnica di base all’agonismo : da visitare.

Se poi il cartaceo è quello che preferite potreste optare per l’acquisto mensile di una rivista specifica del settore: “Correre”. Io la trovo ottima.

Ci sarebbe poi, per i più precisini anche un buon software che pianifica gli allenamenti in base a peso, età, altezza e sesso. Corsaro, (http://corsaro.altervista.org) questo il nome del software in questione, è sicuramente da provare anche per il calcolo delle distanze, l’archiviazione dei dati relativi agli allenamenti e tante altre finezze care a chi corre.

Bene, abbiamo tutti gli ingredienti, ora non vi resta che condividere insieme a me, e a tutti coloro che hanno deciso di fare del proprio tempo libero l’ occasione per fare sport in maniera semplice e intelligente: buona corsa a tutti !

sabato 15 marzo 2008

Biotech che passione (parte seconda)


L’Ambiente

Nonostante l’utilizzo di OGM (organismi geneticamente modificati) sia in grado di garantire elevati standard qualitativi e quantitativi, i dibattiti sulla sicurezza e l’uso della biogenetica in campo agro-alimentare è ancora acceso. Gli unici fatti certi sono che si è riusciti ad ottenere, in poco tempo, non soltanto piante con caratteristiche agronomiche migliori, ma anche varietà vegetali più resistenti agli agenti patogeni ed alle caratteristiche climatiche avverse. Ciò che rimane incerto, o che comunque alimenta le proteste, è il legame tra biotech e ambiente,tra cibi transgenici ed eventuali effetti negativi sull’uomo,tra ricerca seria e motivata ed imbroglioni di bassa risma. Ed è nel caos più assoluto che si colloca la posizione dei governi e delle istituzioni,che mancano di veri e propri quadri normativi, e che sono incapaci di garantire la completa tutela dei propri cittadini, attraverso una regolamentazione chiara sullo sviluppo e lo sfruttamento della ingegneria genetica. Non si può nemmeno parlare dell’effettiva esistenza della tanto decantata bioetica, in quanto non tutte le industrie, le associazioni e gli istituti di ricerca si rifanno alle stesse regole.

La Norma

Esiste, tuttavia, in Europa una raccomandazione del consiglio d’Europa, datata 24\9\86, che con fare tutt’altro che perentorio, chiede ai propri governi di proibire: “ le creazioni di embrioni umani con fertilizzazioni in vitro allo scopo di ricerca, la creazione di esseri umani identici ottenuti mediante clonazione,l’impianto di un embrione umano nell’utero di un animale o viceversa, la fusione di embrioni o qualsiasi altra operazione che possa produrre chimere, la creazione di gemelli identici da cellule riproduttive umane”. E’ chiaro che questa “raccomandazione” lascia veramente lo spazio che trova, se si considerano le tantissime applicazioni, implicazioni e sfaccettature dell’universo biotecnologico attuale e futuro.

Bioremediation

Un settore meno noto di questa nuova dottrina è quello che sta cercando di creare nuovi ceppi batterici in grado di facilitare la degradazione di sostanze tossiche ed inquinanti, e che prende il nome di “bioremediation”. Anche se si tratta di uno degli aspetti meno noti, in ambito di biotech, può riservare nuove e positive sorprese. Lo smaltimento dei rifiuti tossici resi addirittura biodegradabili, l’inquinamento atmosferico risolto grazie a dei nuovi batteri mangia-smog, tutti ingredienti capaci di creare un incredibile business per chi si destreggia nel settore, ed incredibili vantaggi per i sei miliardi di poveri diavoli (eccezion fatta per alcune cerchie ristrette) che loro malgrado tirano costantemente a campare.

Riflessioni

A questo punto ritengo doveroso fare alcune riflessioni. Dopo aver letto queste righe, chi non era super informato di suo, ha avuto modo di rendersi conto di quale formidabile strumento dispongano oggi gli esseri umani, pensate alle colture che crescono senza pesticidi ed erbicidi, forti, indistruttibili; pensate ai mali incurabili probabilmente sconfitti per sempre; pensate allo smaltimento dei rifiuti naturale,ecologico; pensate a tutto questo ed altro ancora (è gratis). Immaginate infine quali potrebbero essere i rischi da correre, i danni collaterali, o peggio ancora, immaginate una elite di scienziati (o parte di essa) che decide di calpestare ogni valore etico e morale, sentendosi autorizzata in nome della scienza, alla forzatura, sempre più disinvolta, di limiti e barriere che esistono solo fino a quando qualcuno decide che se ne può fare a meno. Io non so se schierarmi dalla parte della biotech “off limits” o dalla parte di chi chiede di fare a meno di queste nuove tecnologie, auspico solo un sano, aperto, costruttivo dibattito tra chi ha effettivamente preso atto di tutti gli aspetti, sia negativi che positivi, e chi di ingegneria genetica si nutre, affinché ciascuna delle due parti, nell’interesse dell’intera umanità, decida opportunamente come sfruttare al meglio una nuova branca della scienza, che, ribadisco, non è ne buona ne cattiva ma solo in attesa di venire usata nel modo giusto. E dimenticando per una volta clientele e miliardi, nell’assoluta convinzione che la scienza, oltre che un grande business, è anche un modo per migliorare le condizioni di vita di quei sei miliardi di poveri diavoli (eccezion fatta,… vedi sopra) che ogni mattina alzandosi dal letto, dall’amaca, dal pagliericcio,alzano gli occhi al cielo e imprecano in migliaia di lingue e dialetti diversi, chiedendo solo di non vedere soffrire se stessi e nessuno dei propri simili, Vi porgo i più cordiali bio-saluti dandovi appuntamento al prossimo post.

Biotech che passione (parte prima)


Quotidianamente travolti dalla miriade di notizie offerteci da giornali, telegiornali, gazzettini o altre amenità simili, comunque atte alla totale soddisfazione del nostro insaziabile desiderio di conoscenza, mai veramente saturi di appetitose informazioni, attraversiamo il terzo millennio alla ricerca di notizie che ci diano veramente qualcosa che ci distragga dalle tediose giornate ripiene degli inutili sollazzi di cui disponiamo, in un pigro quanto infelice vagare attraverso esistenze sempre meno interessanti.

Ci è stato svelato il terzo mistero di Fatima, la Cina non è più cattiva, anzi lo è ma l’America dice che va bene così ,ogni tanto i nostri parlamentari si aumentano lo stipendio (ops,questo non è mai nelle prime pagine dei giornali? Vabbè, tanto a noi piace occuparci di scienza e non di coscienza), le borse volano una volta in alto ed un’altra in basso , la strage di Erba e quella del sabato sera e……..BASTA!!! e che diamine diamo una regolata al flusso di informazioni che ci travolge.

Basta ora mi fermo, apro il giornale vecchio di un anno e leggo la prima notizia che mi capita:

Finalmente svelata la composizione del genoma umano.

Mi basta il titolo, un grassetto senza ambizioni che però troneggia a metà della prima pagina di un quotidiano, quasi che il grafico del giornale avesse buttato lì la notizia senza sapere effettivamente che farsene. Mi incuriosisce.Cos’altro sono andati a scoprire?

L’Ingegneria genetica

Anni e anni di studi, ricerche,finanziamenti, alla fine la pecora Dolly, pioniera del fantasmagorico mondo della manipolazione genetica, ha avuto la sua rivincita, anche le antipatiche scimmie intelligenti, sue creatrici, incominceranno a manipolarsi a vicenda (nel senso biotecnologico del termine). E, visto che i media si sono prodigati in tutti i modi pur di riuscire a fornirci tutti i dettagli, noi, ancora una volta, bersagli inermi di fronte alla raffica di notizie sulle quali le nostre fragili, quanto inutili, conoscenze di tutto quanto inizi con il prefisso –bio- continuiamo a chiederci cosa sia veramente la biotecnologia; se fa male e perché, se gli scienziati sono tutti veramente in buona fede o se dobbiamo temere che, visti gli interessi miliardari che circuitano intorno al mondo della ricerca, qualcuno di loro agisca con eccessiva spregiudicatezza ai danni della nostra salute. A questo proposito sarà interessante sapere, anche se gli amici giornalisti non lo sapranno mai che la biotecnologia esiste da più di un secolo, quando Louis Pasteur (quello del vaccino contro il vaiolo) enunciò i meccanismi di lievitazione e fermentazione, e che l’ultima grande sfida dell’uomo alla natura è composta da una serie di tecniche consistenti nell’utilizzo di organismi viventi allo scopo di produrre quantità commerciali (e sottolineo commerciali )di prodotti. L’applicazione di queste tecniche consente agli scienziati di creare delle vere e proprie fabbriche di batteri, di muffe e di lieviti che usano le nuove informazioni del loro patrimonio genetico per produrre, a basso costo e su larga scala, farmaci ed altre sostanze utili all’uomo. L’insieme di queste tecniche non è altri che l’ingegneria genetica: ecco svelato il mistero?

Biotech misteriosa?

No, non è così semplice, e questo spiega le orde di sostenitori e di contrari accumulatesi in questi ultimi anni. La biotecnologia, o se preferite la bioingegneria, come qualsiasi altra scienza, non è ne buona ne cattiva, dipende come al solito dall’uso che ne fa l’uomo, e se usata in modo etico può contribuire a risolvere grandi problemi. Grandi sono difatti le aspettative in campo clinico, dove le biotecnologie lasciano sperare in nuovi e più efficaci farmaci, o addirittura in nuovi e rivoluzionari alimenti curativi e vaccini sempre più validi. La ricerca, comunque è destinata a cambiare ed il tradizionale metodo chimico, con il quale gli scienziati identificavano molecole di sintesi chimica con potenziale effetto curativo, sarà soppiantato dalle banche dati genetiche che, grazie alle biotecnologie velocizzeranno l’individuazione di nuove sostanze. In pratica, grazie alle moderne tecniche biotecnologiche, è possibile trasferire da un organismo all’altro determinate unità d’informazione genetica, inviando, attraverso queste ultime, nuove direttive protese al miglioramento, alla modifica o alla sostituzione di parti di organismi viventi. È già possibile(sembra) sviluppare terapie di tipo genico, basate cioè sull’introduzione di frammenti di DNA all’interno di una cellula in modo da ripristinare funzioni compromesse proprio a causa di un danno presente nel codice genetico dell’individuo malato. Ma la capacità di manipolare il genoma non si è di fatto limitata solo sull’uomo ma è stata ampliamente sperimentata sugli animali, dimostrando che tutti gli organismi viventi possono essere geneticamente modificati. E, per quanto ciò possa essere eticamente discutibile, i trapianti con organi il cui donatore è un animale (xenotrapianti) sono uno degli ultimi traguardi, grazie ai quali milioni di persone in pericolo di vita ed in attesa di un trapianto possono finalmente essere aiutate.

Scenari

Brrr….tutto questo, è ovvio, ci fa raggelare, siamo dunque diventati così bravi? In futuro, forse ci basterà inghiottire una capsula e un bicchiere d’acqua per diventare immuni a qualsiasi malattia, o magari una punturina per mutare il nostro quoziente intellettivo, e forse ci penseranno le gestanti durante la gravidanza a modificare geneticamente i futuri superuomini, in barba alle generazioni passate ed ai loro mille acciacchi. E se siamo veramente così in gamba, se i “biocervelloni” sono in grado di risolvere anche i problemi più difficili che affliggono da sempre il genere umano, come mai ci sono così tante critiche, perché decine di associazioni si mobilitano contro la biotech ?

E’ assodato che i colossi della farmaceutica mondiale non sono degli istituti di beneficenza, bensì grosse holding economiche, la cui etica è fortemente annacquata dal profumo dei dollari. Tuttavia gli impieghi di questa nuova scienza, che più di altri danno adito ad accese diatribe, talvolta solo nel mondo accademico, talaltra con vere e proprie crociate da parte di grosse associazioni ambientaliste, sono le applicazioni del campo alimentare.

mercoledì 12 marzo 2008

La Corsa (Parte Prima)


Da 0 a 21 kilometri in 12 mesi

Premessa
Si,lo benissimo,non sono un medico sportivo, un ex atleta famoso o uno dei vincitori delle scorse edizioni della New York City Marathon.
Solo che, dopo anni di assoluto sedentariato, ho deciso di passare all'azione e, memore di un lontanissimo passato fatto di corse campestri giovanili e di un servizio militare all'insegna di un discutibile machismo da caserma, ho ricominciato a correre. La prima volta, a quarant'anni suonati e dopo quattro lustri di religioso immobilismo e dedizione a pratiche poco consone ai salutisti,ho percorso circa un kilometro. La fatica si è fatta sentire dopo pochi metri e appena svoltato l'angolo la corsetta si è interrotta per lasciare il passo ad una poco dignitosa quanto riprovevole camminata, neanche tanto veloce. Nuovo angolo da aggirare e nuovo tentativo di corsetta: nuova fermata al crocevia successivo e nuovo ansimare da pastore tedesco in preda ad un attacco d'asma. L'ultimo spezzone, quello che arrivava fino al portone di casa mi ha visto ostentare un cauto incedere al trotto, fino a quando non è apparso il cancello che da sul cortile. Lì mi sono appeso, in un poco credibile esercizio di stretching, ancora ansimante e ferito nell'orgoglio di fuciliere.
Da allora è passato un anno e tre mesi, ed oggi ho all'attivo due mezze maratone e circa 1200 Km. di corsa tra allenamenti e gare.

Tutto quello che serve
Quello che sto per scrivere, come è ovvio, è reperibile su internet e su diverse riviste del settore, ma per ora vi parlerò solo della mia esperienza personale.

Le Scarpe
Per cominciare occorrebbe conoscere il proprio tipo di appoggio, in alternativa una scarpa da running A3 (massimo ammortizzamento) per corridori dall'appoggio neutro può andare bene.

Il Percorso
Facile da raggiungere, pianeggiante, espandibile. L'ideale sarebbe qualcosa di periferico, ben illuminato anche nelle ore serali, senza troppi dislivelli altimetrici, fruibile a qualsiasi ora e che dia la possibilità di variare le distanze da percorrere. Il fatto di poter effettuare più giri sullo stesso percorso, avendo avuto in precedenza l'accortezza di misurarlo, può aiutare all'inizio a porsi degli obiettivi da raggiungere.

L'Abbigliamento
Non ci sono regole precise. Tuttavia l'abbilgliamento sportivo di tipo tecnico, appositamente creato per il running sicuramente aiuta a tenere lontani i disagi termici e le fastidiose sensazioni che potrebbero creare indumenti che non lasciano traspirare il nostro corpo. Esistono, ad esempio dei giubbini traspiranti antipioggia oppure delle maglie che pur trattenendo il calore corporeo all'interno permettono di avere un'ottima traspirazione. Evitare indumenti troppo svolazzanti potrebbe essere una buona abitudine. La fascia sulla testa è un ottimo modo per evitare le fastidiosissime gocce di sudore negli occhi.

IL CardioFrequenzimetro
Con l'acquisto di un cardio-frequenzimetro non ci si protegge il cuore ma si tiene sotto controllo un elemento utilissimo al runner, sia esso evoluto o principiante: la frequenza cardiaca. La frequenza cardiaca, come è ovvio, varia a seconda del tipo di sforzo, ergo se riusciamo a monitorare questo prezioso parametro riusciamo a correre ponendoci limiti che ci permetterano di migliorare prestazioni e resistenza.Prima di tutto, ed in mancanza di altri test il sistema più semplice per stabilire entro quali valori iniziare a correre dovremo applicare una semplice formula: 220 meno la nostra età = frequenza cardiaca massima(FCMax).
Esempio su un quarantenne : 220 - 40 = 180 (FCMax)
Una volta calcolata la FCMax, per ora ci basta sapere che correndo ad un andatura compresa tra il 65% ed il 75% della nostra FCMax stimoleremo un miglioramento della nostra capacità anaerobica, ed inoltre, avremo una diminuizione dei grassi nel nostro organismo.
E' chiaro che prima di iniziare a fare qualsiasi sport occorrerebbe consultare il proprio medico.

Incominciamo
Se vi ho convinti ad intraprendere la fantastica avventura che vi porterà a percorrere chissà quanti kilometri e a raggiungere chissà quali obiettivi, potreste iniziare con 1 Km da percorrere con una velocità compresa tra il 65% ed il 75% della vostra FCMax, aggiungendo dai 200 ai 400 metri alla settimana (uscendo da tre a cinque volte a settimana). Sappiate che all'inizio non saranno tutte rose e fiori , ma che ne vale veramente la pena
Vi invito a leggere i prossimi post sull'argomento. Ciao

sabato 8 marzo 2008

Ah, le donne


Ci risiamo. 8 Marzo festa della donna bla bla bla....
Fantastiche, assolutamente fantastiche tutte quante: belle brutte, alte, basse, magre, bionde, brune ecceteraeccetera. Fatto sta' che noi uomini non vi capiremo mai.
Bernard Shaw una volta disse che gli uomini hanno la vanità di voler essere il primo amore , mentre le donne, più saggiamente, si accontentano di essere l'ultimo. Per quanto mi riguarda le uniche differenze che riesco a decifrare non hanno a che fare con la sfera sentimentale quanto con quella degli interessi.
Una donna di 70 anni che va a caccia, a pesca, in canoa o va a fare la maratona di new york è subito (oltre che una svitata) un caso da prima pagina, mentre un uomo di 80 che fa le stesse cose al massimo è un "ragazzino".
Penso che mia madre avesse ragione nel dire che "i figli maschi non crescono mai",e sono convinto che mentre gli uomini invecchiano le donne si consumano. Gli uni pronti a tuffarsi sempre in nuove ed entusiasmanti avventure :gonnelle, paracadutismo, calcio, pesca, moto nuova, auto nuova .... Le altre pronte a rincorrere le loro passioni per tutta la vita: figli, mariti, genitori, amanti, gioielli, shopping (non necessariamente in quest'ordine!).Pazienza non ci capiremo mai veramente, ma riusciremo a convivere, in un modo o nell'altro, ancora per molto, molto tempo.

venerdì 7 marzo 2008

Radiazioni quotidiane



Premessa

Cari amici amanti dell’alta tecnologia, dell’informatica, dell’elettronica e di tutto quanto abbia a che fare con cavi, antenne, chip, satelliti e quant’altro la vostra, tanto sfrenata quanto morbosa, familiarità con il mondo dell’hi-tech possa suggerirvi, sappiate che la famigerata regola, secondo la quale tutte le cose che sono estremamente piacevoli finiscono per essere o vietate oppure pericolose per la salute, vale anche per voi.
Se, quando siete stati beccati da “telelaser”, ovvero quell’odioso miscuglio di elettronica, fotografia digitale, tecniche laser ed abili appostamenti da parte della polizia stradale, atti ad immortalare i vostri eccessi di pressione dell’arto inferiore sul pedale dell’acceleratore, non avete osato inveire contro il sopracitato manufatto, anzi, avete dato tutta la colpa agli integerrimi agenti preposti alla circolazione; se, quando siete entrati in edicola per acquistare le vostre riviste preferite (informatica, elettronica, telefonia ecc. ), vi siete concessi una sbirciata alle vivaci copertine delle riviste per soli uomini (o per uomini soli), ed appena raggiunta la cassa vi siete accorti che il vostro edicolante ha pensato bene di munire la propria attività commerciale di un sistema di telecamere a circuito chiuso, con un bel monitor posizionato proprio dietro la cassa, e nonostante la signora con in mano famiglia cristiana vi abbia guardato con un espressione sottotitolata - maiale!!-, pur desiderando ardentemente di sprofondare un miglio sotto terra (era un amica di vostra suocera), ancora una volta non avete inneggiato alla distruzione immediata di tutto quanto abbia a che fare con i transistor ; ebbene adesso vi darò qualcosa sulla quale meditare.

Le "Elettromagnetiche"
Ogni tanto, con intervalli più o meno lunghi, sentiamo parlare di radiazioni elettromagnetiche e di quanto possano essere dannose per gli esseri viventi; le ricerche effettuate in tal senso, nella maggior parte dei casi, vengono definite poco attendibili da parte delle maggiori case produttrici di quei manufatti che dovrebbero generare le radiazioni di cui sopra. I principali marchi mondiali hanno, ovviamente, miliardi di motivi per minare la credibilità di tali studi, ma che cosa genera questa scarsa attendibilità?
L’onda elettromagnetica non è altro che una perturbazione dello spazio che si propaga trasportando energia, ed è costituita dall’oscillazione del campo elettrico e magnetico. In natura queste graziose quanto invisibili frequenze esistono da sempre, solo che ad un certo punto della sua storia l’homo sapiens sapiens ha deciso di annoverare tra le conquiste della scienza anche la vasta gamma di raggi a sua disposizione, scoprendo i raggi X ed i raggi Gamma (entrambi raggi ionizzanti, cioè capaci di alterare la struttura anatomica di cui è composta la sostanza vivente), i raggi infrarossi e le radiofrequenze(che appartengono alla famiglia dei raggi non ionizzanti, capaci “soltanto” di alterare ,in alcuni casi, alcune attività dei nostri tessuti nervosi, muscolari e cutanei).

Gli Studi

Gli studi in questo campo iniziarono (ad opera di un certo Gilbert ) addirittura nel XVII secolo, e culminarono nell’invenzione della pila da parte di Volta nel secolo successivo. Nel XIX secolo Ampere e Faraday capirono che vi era una stretta connessione tra elettricità e magnetismo e Maxwell (senza neanche l’ausilio di una calcolatrice) elaborò una teoria matematicamente coerente dell’elettromagnetismo, e mentre Hertz indicava come produrre una onda elettromagnetica con lunghezza d’onda di alcuni metri, Marconi (finalmente un italiano) produsse onde lunghe chilometri. Sappiamo benissimo che arrivati a questo punto vi è venuta voglia di chiudere il giornale, e che di bastonate nell’ora di fisica ne avete prese abbastanza ai tempi della scuola, ma è proprio adesso che il discorso si fa interessante. Incominciamo con gli elettrodotti; ce ne sono in ogni città e di svariate dimensioni ed uno studio condotto in U.S.A dal “U.S.National Academy of Sciences Committee”, un ente governativo americano, ha affermato in un rapporto del 1996 che i bambini che vivono in prossimità degli elettrodotti sembrano esposti ad un rischio maggiore di contrarre la leucemia. In materia di ripetitori televisivi gli studi epidemiologici sono finora una decina e non completamente concordanti fra di loro, ma un lieve aumento dei casi di cancro in prossimità dei trasmettitori televisivi (parliamo di un raggio di 10 km.) è stato evidenziato dalle ricerche.

Gli Esperimenti

Gli esperimenti condotti sugli animali (roditori) esposti a campi elettromagnetici hanno evidenziato parecchi casi di rotture nel DNA nei tessuti dei testicoli e del cervello. Infine, sempre secondo dati ottenuti dalla ricerca, l’esposizione del corpo umano per circa 30 minuti a campi elettromagnetici produce un aumento della temperatura corporea di circa un grado centigrado, ed il medesimo valore di soglia si evince dalla esposizione degli animali. Nel caso di esposizioni più lunghe la capacità di termoregolazione può essere compromessa, causando danni biologici spesso irreversibili. La scarsa attendibilità di cui parlavamo prima non è da attribuire a ricerche poco scrupolose o a mistificazioni da parte degli studiosi, anzi, ma alla loro impossibilità di reperire una quantità di dati inequivocabilmente certi, che diano la certezza assoluta delle loro valutazioni. In altre parole, non esistono dati certi perché gli studi condotti in merito di radiofrequenze devono tenere conto di due dati fondamentali: il tempo di esposizione e la distanza dalla fonte. Ed entrambi queste condizioni, ricreate in laboratorio, non rispecchiano la realtà.

Conclusioni

Computer, telefonini, forni a microonde, televisori, radar, collegamenti con i satelliti e chissà quante altre diavolerie circondano ciascuno di noi in un tentacolare groviglio di frequenze, eppure ognuno di noi è esposto alle radiazioni in maniera diversa, per periodi più o meno lunghi e con una distanza dalle fonti che varia di momento in momento; la ricerca potrà sicuramente fissare dei parametri comuni, porre dei limiti, ma non potrà mai stabilire in quale misura le radiazioni colpiscono ciascuno di noi. Ed ecco che ancora una volta subentra la ragione, si sempre lei l’amica a volte scomoda a volte messa da parte ed a volte ascoltata con troppo poco interesse. Se siamo riusciti a convincerci del fatto che le radiazioni, a qualsiasi specie appartengono sono dannose, dovremmo anche sforzarci nel tenerle lontane da noi il più a lungo possibile. Pochi semplici accorgimenti giornalieri, mirati alla riduzione dell’assorbimento di radiazioni, possono soltanto giovare alla nostra salute ed a quella dei nostri cari. Cerchiamo sempre di ricordare che convivere con le radiazioni non significa soltanto subire passivamente un’irrorazione quotidiana che, anche se non supera le soglie di irreversibilità dei danni causati, con paziente lentezza, può annullare tutti gli eventuali benefici apportati dall’elettronica. E se, da buoni abitanti della opulenta provincia iblea, pensavamo di essere lontani anni luce da tutto ciò che è legato al termine “inquinamento” è bene rivedere le nostre convinzioni in merito, ed incominciare a pensare a quest’ultimo in termini di “tecnologizzazione” delle nostre vite, e del nostro modo di vivere come uomini del 3° millennio. Se queste riflessioni sono state per voi la causa dell’ennesima delusione post 2000 (dopo il capodanno) inviatemi pure un commento di protesta, vi ricordo, comunque, che non si accettano proposte di matrimonio, richieste di risarcimento, ingiunzioni di pagamento, proposte indecenti e richieste di consigli su come elettromagnizzare chi vi sta antipatico.

crolli annunciati


Diciamocelo, nessuno di noi ama le complicate elucubrazioni tecnico scientifiche, il linguaggio iper- tecnico e le mistificazioni malcelate che si intrecciano abilmente ai discorsi degli addetti ai lavori. Anzi la maggior parte di noi ama la chiarezza, le esemplificazioni prét à porter, ed i discorsi “al lume della ragione”, intesa quest’ultima come animoso e pertanto umanissimo insieme omogeneo di dubbi. Purtroppo, una pillolina amara ogni tanto bisogna pur inghiottirla, specie se l’argomento da trattare è di ordine scientifico. Quando si tratta di parlare di argomenti veramente seri, come la sicurezza delle case dove viviamo, oltre alla chiarezza, è necessario anche un minimo di nozionistica, ed in casi come questo la pillola di cui sopra va addolcita parecchio. Ed è proprio questo il motivo per il quale ho deciso di raccontarvi tutto quanto fin dall’inizio.

La storia

La storia di quest’oggi inizia a Parigi nel 1895, alle spalle del “trocadero” , tra la Senna e la torre Eiffel, tra una folla di curiosi ed uno stuolo di espositori, in occasione dell’annuale fiera di Parigi. Sotto alla torre più alta del mondo (almeno fino a quel momento) Georges Beton, muratore parigino, esponeva un nuovo, rivoluzionario, materiale da costruzione. L’intuizione di “monsieur” Beton consisteva nel aver miscelato insieme acqua, cemento, ghiaia, pietrisco, e sabbia ,ottenendo così una malta da invasare direttamente in apposite casseforme, nelle quali era stato preventivamente predisposto del ferro, in modo che la miscela indurendo acquistasse, oltre alle proprie, tutte le proprietà del ferro: era nato il cemento armato. In seguito al terremoto di Messina nel 1908, e quasi a voler consolidare tutta una serie di insulti rivolti verso il meridione (fin da allora tutto quello che c’era da sperimentare, e di cui non erano noti i parametri di sicurezza, veniva indirizzato verso il sud ), i primi esperimenti sul cemento armato furono fatti nella città dello stretto. Furono infatti costruiti alcuni alloggi popolari interamente in cemento armato, progettati rozzamente ed all’insegna del sovradimensionamento, ma che durante la seconda guerra mondiale, ironia della sorte, dimostrarono in pieno tutte le loro potenzialità resistendo più che egregiamente ai bombardamenti delle forze alleate . Nel frattempo ( era il 1938 ) uno studioso giapponese (che non lavorava per la Sony, perché non era stata ancora inventata, e non giocherellava con il DNA di capre e pesci rossi, perché non era ancora di moda) il Prof. Yoshimoto, inventava il modello matematico dei terremoti.

Il Modello Matematico

Anche se il termine “matematico” vi ha già fatto storcere il naso, richiamando alla memoria i tristi periodi passati tra i banchi di scuola, cercheremo di semplificare un concetto che, se esposto con le dovute cautele, non ha assolutamente nulla di incomprensibile. Immaginate di scuotere un alberello lungo e sottile, o qualsiasi altro vegetale o non vegetale con caratteristiche simili all’arbusto di cui sopra : cosa succede? Oscilla, più o meno violentemente a seconda della forza che avete impiegato. Immaginatelo ora scosso da un terremoto : il suo comportamento è sempre lo stesso, ondeggia da una parte e dall’altra. Bene, il nostro amico giapponese non ha fatto altro che scomporre le forze che agiscono sulle costruzioni in caso di terremoti, stabilendo che la risultante delle forze sismiche in questione fosse una forza orizzontale in grado di scuotere le nostre case fino a causarne il crollo. Ha farcito il suo modello con tutta una serie di conticini che rafforzassero le sue teorie et voilà il modello matematico dei terremoti era pronto. La cosa sconcertante è che dal 1938 ad oggi l’amico nipponico sia uno dei pochi ad averci azzeccato qualcosa in materia di terremoti. L’invenzione di Beton ed i successivi brevetti (Hennebique, Coignet, Monier, che non cito solo per il gusto di rompervi i c…… , ma per dovere di cronaca) insieme al modello matematico di Yoshimoto dovevano in qualche modo trovare la giusta applicazione anche in termini di leggi urbanistiche, in Italia (solo) nel 1974 nasceva la prima legge quadro in materia di edificazione antisismica.

Disgregazioni e disquisizioni

La legge, nella sua concezione più ampia, è fatta bene (strano ma vero) ed introduce tutta una serie di parametri da rispettare, dal calcolo alla messa in opera, che se rispettati, forniscono garanzie di stabilità non indifferenti. Una precisazione però va fatta, le case costruite seguendo le disposizioni previste dalla legge non si possono definire antisismiche ( a questa categoria difatti appartiene tutto ciò che ha a che fare con l’ordine dei volatili : aerei, elicotteri, mongolfiere, pellicani, cardellini e qualsiasi altra cosa riesca a librarsi in volo ) ma semplicemente a norma con le vigenti leggi antisismiche italiane. A questo punto una domanda ci sovviene spontanea: se il cemento armato è un buon materiale da costruzione, se Yoshy aveva ragione e se le leggi italiane in proposito sono buone, come mai le case crollano lo stesso? Facciamo un passo indietro. Monsieur Beton, da buon muratore, aveva considerato solo le implicazioni pratiche del suo operato e di sicuro non poteva conoscere il principio secondo il quale “nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Pertanto la lenta, ma costante, disgregazione del calcestruzzo, che trasformato in minuscoli granelli va a sedimentare da qualche altra parte iniziando un nuovo processo di cementificazione naturale, era per lui del tutto sconosciuta. E gli era altrettanto sconosciuto il lento ma altrettanto inesorabile processo che, di strato in strato, distrugge il ferro se esposto all’aria (le leggi italiane prevedono almeno 2 cm. di calcestruzzo sopra il ferro). A questi problemi, anche perché visibili, c’è sempre rimedio, ed i crolli sembrerebbero ricollegarsi alla scarsa qualità dei materiali e/o alla messa in opera truffaldina. Un altro fatto importante è che a crollare non sono sempre gli edifici costruiti dopo il 1974 , e che in totale assenza di controlli, non previsti dalla legge e tantomeno dal comune buonsenso, le nostre costruzioni sono considerate in buona salute fino a quando non interviene il destino.

La Provincia di Ragusa

Per riuscire a farsi un’idea della situazione nazionale, basta fare un giro nella rigogliosa provincia di Ragusa (la mia); l’accozzaglia di variopinte costruzioni, dalla pittoresca collocazione, erette con parametri e requisiti ben lontani da quelli previsti dalle leggi, divenute conformi ai regolamenti edilizi grazie alla compiacente collaborazione di geometri-faccendieri che sono riusciti a far entrare in questa o quella sanatoria edilizia, edifici e progetti le cui uniche caratteristiche da rispettare erano legate alla borsa ed agli agganci politici dei proprietari, non hanno fatto altro che aggravare una situazione già ampliamente compromessa . E se in quella che per definizione è ritenuta la provincia “babba”, le case si allungano, si allargano, spuntano come funghi e cambiano la loro connotazione oppure la loro destinazione d’uso, immaginiamo allora cosa può succedere nelle provincie più “furbe”, e via sempre più a nord attraversando lo stretto in un escalation di urbanizzazione selvaggia e di astuzie edili di ogni tipo, poco consci del fatto che di faciloneria si muore, e che un edificio che crolla non concede appelli.

Concludo

Le case crollano, e continueranno a farlo finchè non ci renderemo conto che un buon ingegnere o un buon architetto (oltre all’esosissima parcella) sono gli unici che possano effettivamente garantirci, sotto la loro responsabilità (anche loro vanno in galera) delle costruzioni conformi alle leggi ed alle regole più elementari di stabilità.

giovedì 6 marzo 2008

Elle- apostrofo- amore

L'AMORE
Cos'è l'amore? come fa a saperlo chi soffre senza aver mai veramente condiviso le sofferenze altrui. L'amore è dare, l'amore è avere, l'amore è la più grande espressione di egoismo ed allo stesso tempo è la quintessenza dell'altruismo. Perchè ci ostiniamo a pensare che gli altri non possono capire ciò che proviamo quando siamo tutti figli di un atto d'amore? Come si fa a dire "io non posso vivere senza di lui/lei" senza capire che è possibile non solo vivere, ma anche amare ancora, e ancora. Impariamo a vivere la nostra vita con pienezza senza bisogno di legami e poi una volta raggiunto questo obiettivo cerchiamo pure l'amore, quello vero, quello che avvolge ma che può anche ferire, quello che ci fa sanguinare e che sembra volerci risucchiare in un vortice senza via d'uscita, ma che se ci trova saldi e capaci di rialzarci non riuscirà a farci poi tanto male.
Un' onda si getta sulla scogliera senza curarsi se l'onda che l'ha preceduta la ostacola o se l'onda che verrà dopo la spinge e la sorregge. Questo è l'amore. Ad ogni ostacolo la forza che è dentro di noi cresce e, come l'onda , gonfia le nostre aspettative e si infrange incontro alla vita con rinnovato vigore, trae forza dalle sconfitte ed alimenta le speranze con l'innato impeto che è proprio di chi sa cercare dentro di se'.