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sabato 15 marzo 2008

Biotech che passione (parte seconda)


L’Ambiente

Nonostante l’utilizzo di OGM (organismi geneticamente modificati) sia in grado di garantire elevati standard qualitativi e quantitativi, i dibattiti sulla sicurezza e l’uso della biogenetica in campo agro-alimentare è ancora acceso. Gli unici fatti certi sono che si è riusciti ad ottenere, in poco tempo, non soltanto piante con caratteristiche agronomiche migliori, ma anche varietà vegetali più resistenti agli agenti patogeni ed alle caratteristiche climatiche avverse. Ciò che rimane incerto, o che comunque alimenta le proteste, è il legame tra biotech e ambiente,tra cibi transgenici ed eventuali effetti negativi sull’uomo,tra ricerca seria e motivata ed imbroglioni di bassa risma. Ed è nel caos più assoluto che si colloca la posizione dei governi e delle istituzioni,che mancano di veri e propri quadri normativi, e che sono incapaci di garantire la completa tutela dei propri cittadini, attraverso una regolamentazione chiara sullo sviluppo e lo sfruttamento della ingegneria genetica. Non si può nemmeno parlare dell’effettiva esistenza della tanto decantata bioetica, in quanto non tutte le industrie, le associazioni e gli istituti di ricerca si rifanno alle stesse regole.

La Norma

Esiste, tuttavia, in Europa una raccomandazione del consiglio d’Europa, datata 24\9\86, che con fare tutt’altro che perentorio, chiede ai propri governi di proibire: “ le creazioni di embrioni umani con fertilizzazioni in vitro allo scopo di ricerca, la creazione di esseri umani identici ottenuti mediante clonazione,l’impianto di un embrione umano nell’utero di un animale o viceversa, la fusione di embrioni o qualsiasi altra operazione che possa produrre chimere, la creazione di gemelli identici da cellule riproduttive umane”. E’ chiaro che questa “raccomandazione” lascia veramente lo spazio che trova, se si considerano le tantissime applicazioni, implicazioni e sfaccettature dell’universo biotecnologico attuale e futuro.

Bioremediation

Un settore meno noto di questa nuova dottrina è quello che sta cercando di creare nuovi ceppi batterici in grado di facilitare la degradazione di sostanze tossiche ed inquinanti, e che prende il nome di “bioremediation”. Anche se si tratta di uno degli aspetti meno noti, in ambito di biotech, può riservare nuove e positive sorprese. Lo smaltimento dei rifiuti tossici resi addirittura biodegradabili, l’inquinamento atmosferico risolto grazie a dei nuovi batteri mangia-smog, tutti ingredienti capaci di creare un incredibile business per chi si destreggia nel settore, ed incredibili vantaggi per i sei miliardi di poveri diavoli (eccezion fatta per alcune cerchie ristrette) che loro malgrado tirano costantemente a campare.

Riflessioni

A questo punto ritengo doveroso fare alcune riflessioni. Dopo aver letto queste righe, chi non era super informato di suo, ha avuto modo di rendersi conto di quale formidabile strumento dispongano oggi gli esseri umani, pensate alle colture che crescono senza pesticidi ed erbicidi, forti, indistruttibili; pensate ai mali incurabili probabilmente sconfitti per sempre; pensate allo smaltimento dei rifiuti naturale,ecologico; pensate a tutto questo ed altro ancora (è gratis). Immaginate infine quali potrebbero essere i rischi da correre, i danni collaterali, o peggio ancora, immaginate una elite di scienziati (o parte di essa) che decide di calpestare ogni valore etico e morale, sentendosi autorizzata in nome della scienza, alla forzatura, sempre più disinvolta, di limiti e barriere che esistono solo fino a quando qualcuno decide che se ne può fare a meno. Io non so se schierarmi dalla parte della biotech “off limits” o dalla parte di chi chiede di fare a meno di queste nuove tecnologie, auspico solo un sano, aperto, costruttivo dibattito tra chi ha effettivamente preso atto di tutti gli aspetti, sia negativi che positivi, e chi di ingegneria genetica si nutre, affinché ciascuna delle due parti, nell’interesse dell’intera umanità, decida opportunamente come sfruttare al meglio una nuova branca della scienza, che, ribadisco, non è ne buona ne cattiva ma solo in attesa di venire usata nel modo giusto. E dimenticando per una volta clientele e miliardi, nell’assoluta convinzione che la scienza, oltre che un grande business, è anche un modo per migliorare le condizioni di vita di quei sei miliardi di poveri diavoli (eccezion fatta,… vedi sopra) che ogni mattina alzandosi dal letto, dall’amaca, dal pagliericcio,alzano gli occhi al cielo e imprecano in migliaia di lingue e dialetti diversi, chiedendo solo di non vedere soffrire se stessi e nessuno dei propri simili, Vi porgo i più cordiali bio-saluti dandovi appuntamento al prossimo post.

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