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sabato 15 marzo 2008

Biotech che passione (parte prima)


Quotidianamente travolti dalla miriade di notizie offerteci da giornali, telegiornali, gazzettini o altre amenità simili, comunque atte alla totale soddisfazione del nostro insaziabile desiderio di conoscenza, mai veramente saturi di appetitose informazioni, attraversiamo il terzo millennio alla ricerca di notizie che ci diano veramente qualcosa che ci distragga dalle tediose giornate ripiene degli inutili sollazzi di cui disponiamo, in un pigro quanto infelice vagare attraverso esistenze sempre meno interessanti.

Ci è stato svelato il terzo mistero di Fatima, la Cina non è più cattiva, anzi lo è ma l’America dice che va bene così ,ogni tanto i nostri parlamentari si aumentano lo stipendio (ops,questo non è mai nelle prime pagine dei giornali? Vabbè, tanto a noi piace occuparci di scienza e non di coscienza), le borse volano una volta in alto ed un’altra in basso , la strage di Erba e quella del sabato sera e……..BASTA!!! e che diamine diamo una regolata al flusso di informazioni che ci travolge.

Basta ora mi fermo, apro il giornale vecchio di un anno e leggo la prima notizia che mi capita:

Finalmente svelata la composizione del genoma umano.

Mi basta il titolo, un grassetto senza ambizioni che però troneggia a metà della prima pagina di un quotidiano, quasi che il grafico del giornale avesse buttato lì la notizia senza sapere effettivamente che farsene. Mi incuriosisce.Cos’altro sono andati a scoprire?

L’Ingegneria genetica

Anni e anni di studi, ricerche,finanziamenti, alla fine la pecora Dolly, pioniera del fantasmagorico mondo della manipolazione genetica, ha avuto la sua rivincita, anche le antipatiche scimmie intelligenti, sue creatrici, incominceranno a manipolarsi a vicenda (nel senso biotecnologico del termine). E, visto che i media si sono prodigati in tutti i modi pur di riuscire a fornirci tutti i dettagli, noi, ancora una volta, bersagli inermi di fronte alla raffica di notizie sulle quali le nostre fragili, quanto inutili, conoscenze di tutto quanto inizi con il prefisso –bio- continuiamo a chiederci cosa sia veramente la biotecnologia; se fa male e perché, se gli scienziati sono tutti veramente in buona fede o se dobbiamo temere che, visti gli interessi miliardari che circuitano intorno al mondo della ricerca, qualcuno di loro agisca con eccessiva spregiudicatezza ai danni della nostra salute. A questo proposito sarà interessante sapere, anche se gli amici giornalisti non lo sapranno mai che la biotecnologia esiste da più di un secolo, quando Louis Pasteur (quello del vaccino contro il vaiolo) enunciò i meccanismi di lievitazione e fermentazione, e che l’ultima grande sfida dell’uomo alla natura è composta da una serie di tecniche consistenti nell’utilizzo di organismi viventi allo scopo di produrre quantità commerciali (e sottolineo commerciali )di prodotti. L’applicazione di queste tecniche consente agli scienziati di creare delle vere e proprie fabbriche di batteri, di muffe e di lieviti che usano le nuove informazioni del loro patrimonio genetico per produrre, a basso costo e su larga scala, farmaci ed altre sostanze utili all’uomo. L’insieme di queste tecniche non è altri che l’ingegneria genetica: ecco svelato il mistero?

Biotech misteriosa?

No, non è così semplice, e questo spiega le orde di sostenitori e di contrari accumulatesi in questi ultimi anni. La biotecnologia, o se preferite la bioingegneria, come qualsiasi altra scienza, non è ne buona ne cattiva, dipende come al solito dall’uso che ne fa l’uomo, e se usata in modo etico può contribuire a risolvere grandi problemi. Grandi sono difatti le aspettative in campo clinico, dove le biotecnologie lasciano sperare in nuovi e più efficaci farmaci, o addirittura in nuovi e rivoluzionari alimenti curativi e vaccini sempre più validi. La ricerca, comunque è destinata a cambiare ed il tradizionale metodo chimico, con il quale gli scienziati identificavano molecole di sintesi chimica con potenziale effetto curativo, sarà soppiantato dalle banche dati genetiche che, grazie alle biotecnologie velocizzeranno l’individuazione di nuove sostanze. In pratica, grazie alle moderne tecniche biotecnologiche, è possibile trasferire da un organismo all’altro determinate unità d’informazione genetica, inviando, attraverso queste ultime, nuove direttive protese al miglioramento, alla modifica o alla sostituzione di parti di organismi viventi. È già possibile(sembra) sviluppare terapie di tipo genico, basate cioè sull’introduzione di frammenti di DNA all’interno di una cellula in modo da ripristinare funzioni compromesse proprio a causa di un danno presente nel codice genetico dell’individuo malato. Ma la capacità di manipolare il genoma non si è di fatto limitata solo sull’uomo ma è stata ampliamente sperimentata sugli animali, dimostrando che tutti gli organismi viventi possono essere geneticamente modificati. E, per quanto ciò possa essere eticamente discutibile, i trapianti con organi il cui donatore è un animale (xenotrapianti) sono uno degli ultimi traguardi, grazie ai quali milioni di persone in pericolo di vita ed in attesa di un trapianto possono finalmente essere aiutate.

Scenari

Brrr….tutto questo, è ovvio, ci fa raggelare, siamo dunque diventati così bravi? In futuro, forse ci basterà inghiottire una capsula e un bicchiere d’acqua per diventare immuni a qualsiasi malattia, o magari una punturina per mutare il nostro quoziente intellettivo, e forse ci penseranno le gestanti durante la gravidanza a modificare geneticamente i futuri superuomini, in barba alle generazioni passate ed ai loro mille acciacchi. E se siamo veramente così in gamba, se i “biocervelloni” sono in grado di risolvere anche i problemi più difficili che affliggono da sempre il genere umano, come mai ci sono così tante critiche, perché decine di associazioni si mobilitano contro la biotech ?

E’ assodato che i colossi della farmaceutica mondiale non sono degli istituti di beneficenza, bensì grosse holding economiche, la cui etica è fortemente annacquata dal profumo dei dollari. Tuttavia gli impieghi di questa nuova scienza, che più di altri danno adito ad accese diatribe, talvolta solo nel mondo accademico, talaltra con vere e proprie crociate da parte di grosse associazioni ambientaliste, sono le applicazioni del campo alimentare.

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