Pagine

martedì 8 dicembre 2009

Crocefisso in aula



Percorrendo a ritroso la storia della simbologia cattolico–cristiana non mancano di sicuro le diatribe tra stato e chiesa e/o tra le varie fazioni all’interno della stessa chiesa cattolica sfociate poi in altrettante scissioni e aspre dispute spesso di carattere più militare che teologico. Non ci è dato sapere come e quando il rispetto delle altrui idee, di qualsiasi ordine e grado, finirà di rimpinguare le discussioni troppo spesso vuote ed ampollose oppure legate ad interessi che vanno ben aldilà della iconografia religiosa. Momentaneamente, in una sorta di ritorno di fiamma, tutto il popolo italiano insorge appresso ad una, seppur discutibile, normativa che infrange un troppo sopito orgoglio nazionale e, dimenticando che quella croce di norma sparisce dalla memoria appena varcati i cancelli delle scuole, esso si schiera indignato contro chi esprime liberamente un’ opinione diversa solo perché è nato e cresciuto in un contesto sociale e culturale diverso da quello italiano. Con ogni probabilità lo stesso simbolo del cristianesimo incriminato per colpe mai commesse, se potesse, risponderebbe dalla scomoda posizione a due metri dal suolo e lontano anni luce da tutto ciò che avrebbe voluto trasmettere, nell’unico modo che duemila anni di storia non sono ancora bastati ad insegnarci. L’amore, la pace, la fratellanza tra gli uomini, non importa il simbolo che ciascuno di noi decida di appendere ad un chiodo sul muro quello che conta è che nel rispetto delle tradizioni e delle culture di ogni popolo le aule, quelle stesse aule che formano gli uomini di domani, traggano i giusti insegnamenti dai valori comuni

di Nicoletta Nativo 

mercoledì 11 novembre 2009

Esce "i picialuori"


Dopo una lunga e certosina ricerca ho deciso che la mia raccolta era finalmente pronta per essere pubblicata.
I picialuori nasce dallo sforzo congiunto di parecchie persone. Per quanto concerne la ricerca e la digitalizzazione di antiche foto ritrovate negli archivi personali di molti abitanti di Ragusa e provincia, sarebbe praticamente impossibile ringraziare tutti, per quanto invece riguarda la parte grafica e testuale ho approfittato di un momento di "riflessione" regalatomi da una lunga influenza. Il libro è in realtà poco più che un percorso fotografico e lascia parlare le immagini che intersecano alcuni frammenti di storia e di ricordi.
E' possibile acquistarlo on-line da qui.
L'intera opera non è stata redatta a scopo di lucro e l'importo versato copre solo le spese di produzione e spedizione.
ciao

mercoledì 28 ottobre 2009

io e la natura


(Riflessioni d'ottobre)
di Nicoletta Nativo 
Unico, indissolubile,eterno. Il legame tra l'uomo e la natura è qualcosa che prescinde la nostra volontà, i nostri sensi, la nostra capacità di cogliere completamente l'essenza di questo vincolo atavico e senza tempo. Un lungo interminabile tunnel intriso di emozioni e sentimenti che attraversa secoli di storia e affonda le proprie radici nelle origini della vita stessa, intrecciando il lungo ed irto percorso che ci ha portato fino ai giorni nostri con un passato che riaffiora grazie alle emozioni, ai sentimenti. Lo scalatore che raggiunge la vetta, il cacciatore che punta la preda, il bambino che osserva la pioggia attraverso i vetri, la gioia, l'appagamento, la curiosità, la rabbia : la vita.
L'uomo, a differenza di tutte le altre specie viventi, ha però deciso di poter fare a meno delle voci che lo chiamano dall'interno facendo riaffiorare l'antica catena; esso ha pensato di potersi sostituire, imbevuto di se stesso, alle poche semplici regole che immote lo collocavano inequivocabilmente in un luogo preciso, nel tempo e nello spazio. Egli ha deciso di potere sfidare le forze della natura, di modificare ciò che lo circonda, di rendere tutto ciò che tocca simile alla sua arroganza. In un tripudio di presunzione l'uomo si è eletto ad immagine e somiglianza di chi lo aveva creato, sbagliando. Quando infine, il primate che secondo Darwin è divenuto un bipede eretto, e che ha maturato una  boria inversamente proporzionale alla ragione, si è “perso” ha sentito il bisogno di “ritrovare se stesso”. E quale modo migliore di ritrovare il piacere delle emozioni 'pure' se non riavvicinandosi alla natura?
In un cerchio che ci vede da un lato ominidi arboricoli e dall'altro semidei ci siamo ricordati di noi stessi e della dignità di essere uomini solo dopo avere perso quest'ultima. Travolti dall'ingordigia continuiamo ogni giorno ad appropiarci indebitamente di una fetta del pianeta che ci ospita. Ne deturpiamo i boschi, ne inquiniamo le acque, ne impestiamo l'aria. Poi quando da soli e accarezzati dalla brezza,  in un attimo di improvvisa e propizievole solitudine, chiudiamo gli occhi per un attimo, ci riappropriamo improvvisamente di ere dimenticate e ci deliziamo di strane e piacevoli scariche di endorfine che racchiudono completamente, ma inconsapevolmente, tutto il nostro essere parte integrante della natura che ci circonda. In ere preistoriche gli uomini adoravano strane divinità intarsiate con la selce, raffiguranti una donna dalle forme abbondanti, probabilmente la “Grande Madre” o “Madre Natura”, come sono state ribattezzati questi piccoli capolavori, raffiguravano il  rapporto che avevano i nostri progenitori con la natura che li avvolgeva e da cui dipendevano completamente. Come un bambino dipende dalla madre o come un uomo ama e rispetta la sua donna e la madre dei propri figli, chi ci ha preceduto calcando le polverose savane che conducono alle civiltà odierne ci ha lasciato un unico ed inestimabile tesoro: l'amore per la natura.
Come qualsiasi relazione sentimentale l'amore per qualcosa o qualcuno non prescinde dai propri interessi. In una sorta di continuo dare ed avere in cui ogni parte cede e concede solo ciò di cui riesce veramente a fare a meno, i sentimenti che ci legano a madre natura sono direttamente proporzionali ai nostri bisogni.
L'etica secondo la quale dovremmo utilizzare l'enorme potenziale offertoci dal pianeta che ci ospita è una entità dai confini poco precisi, che ci permette di affrontare la nostra coscienza a seconda delle nostra appartenenza ad una razza, ad una religione, ad un credo religioso o politico, ad una determinata posizione geografica o ad un preciso  periodo storico. L'unico vero metodo razionale per utilizzare le risorse terrestri dovrebbe essere legato ai nostri effettivi bisogni. Purtroppo, questi ultimi, variano a seconda di una qualsiasi delle variabili di cui sopra lasciando che il nostro libero arbitrio si mascheri di tanti buoni propositi celando a noi stessi una realtà scomoda e poco percorribile. Le popolazioni occidentali vivono senza mai doversi curare di quanto cibo, quanti vestiti, quanta energia siano “effettivamente ” necessari alla loro sopravvivenza anteponendo una etica dettata più dall'unico tenore di vita a cui sono abituati che ad una reale consapevolezza di cosa significhi sostenere delle politiche tali da garantire un giusto e duraturo proseguo della vita sulla terra così come la conosciamo. Quando sentiamo parlare di alternative sostenibili continuiamo a pensare in maniera occidentale senza tenere conto che il nostro minimo indispensabile è lontano anni luce dagli effettivi bisogni primari di centinaia di milioni di persone nel mondo. Con ogni probabilità sarebbe opportuno delimitare in maniera veramente globale i confini di una etica di cui rischiamo di perdere il controllo a tutto vantaggio di un percorso troppo lontano dalle reali aspettative di tutta la popolazione mondiale. Gli scenari che si prospettano ai futuri abitanti del globo che ruota attorno al sole senza mai lamentarsi troppo degli scomodi passeggeri che ne incancreniscono la superficie, sono molteplici e tutti legati all'uso che faremo delle risorse di cui disponiamo. Trovare un metro comune con un'unica misura con la quale confrontarsi in maniera eticamente e dinamicamente sostenibile è l'unico futuro possibile.

martedì 13 ottobre 2009

Ragusa e le sue miniere


Chi cerca trova!
Oggi vi propongo un intero documento (37 pagine) stampato, suppongo, intorno agli anni trenta. Si parla di Ragusa e delle sue miniere, di nuove importanti tecnologie e di maestranze autoctone poco affini agli standard dell'epoca. Sfoglia l'intero libro da QUI' .

giovedì 8 ottobre 2009

A.B.C.D

La storia dei monti iblei è fortemente caratterizzata dalla 'pece', l'asfalto che fin dai tempi più remoti è stato estratto dalle viscere di queste ridenti colline. Oggi, nel rispetto di chiunque sentisse violati i propri diritti di pubblicazione e ad uso e consumo di chi, invece, vuole attingere ad un ricco itinerario fotografico, ecco tutte le foto che sono riuscito a trovare sulla 'pici' e sui 'picialuori'.
Archivio completo sui 'picialuori'

venerdì 25 settembre 2009

Convertire file audio (Linux)

Convertire file audio in un formato diverso da quello originale è, ovviamente, possibile anche con Linux. Nel post precedente ho proposto un convertitore semplice e gratuito da usare con windows, adesso è la volta dei sistemi con GNOME.
Soundconverter è un programmino semplice semplice che legge i file audio in qualsiasi formato supportato da GStreamer e le uscite in Ogg Vorbis, FLAC, o in formato WAV o MP3 se dispone del plugin GStreamer LAME.

Scaricando il file .deb direttamente dal sito del produttore bisognerà scaricare anche il GStreamer mp3 encoder da quì.
Installando sia il pacchetto del software che l'encoder potremo convertire i nostri file semplicemente trascinandoli dentro la finestra del programma e facendo clic su 'Converti'.

lunedì 21 settembre 2009

Convertire file audio (windows)

Capita, prima o poi a tutti gli utenti di windows (e non) di dover convertire un file audio in un altro formato magari più leggero o più performante. Un software che mi sento di consigliare a pieni voti è senza dubbio Xrecode. Software intuitivo, facile da scaricare e da installare permette di convertire un file audio in decine di estensioni diverse con velocità e ottimi risultati .


Scarica la versione free da quì

mercoledì 16 settembre 2009

Scaricare i video di youtube sul proprio PC

Per scaricare i propri video preferiti da youtube esistono molti sistemi. Dai software dedicati ai siti che si occupano della codifica e del download. 
Personalmente mi affido a Keepvid.
Semplice (copio l'URL del video direttamente da youtube)
 Immediato (incollo l'URL sulla barra in alto sulla pagina principale di Keepvid e premo il tasto download)
Ma, soprattutto gratuito ! 

domenica 6 settembre 2009

Nokia & Linux


Ebbene si, navigando quà e là ho scoperto questa magnifica e meritevole iniziativa. Nokinux è il nome del software che permette di fare, quasi tutto quello che gli amanti dei telefonini Nokia fanno con il loro Nokia PC Suite su Windows, ma su SO Linux. Nokinux si scarica direttamente dal sito del progetto, in questo momento siamo alla verione 0.0.8.5, e si installa in maniera abbastanza agevole. Ad un primo impatto, per un Linuxiano, non sembra vero poter finalmente navigare tra le cartelle di un Telefonino Nokia e a parte una migliorabile gestione di rubrica e SMS tutto il resto è OK.
Potete, scaricarlo direttamente da quì.

domenica 30 agosto 2009

Menù a discesa con javascript

Una delle peculiarità di javascript è proprio quella di riuscire a fare le cose in maniera semplice ed elegante. Nell'esempio che segue costruiremo un menù a scomparsa utile ed elegante allo stesso tempo.


Iniziamo con il nostro tipico :


<script language="Javascript" type="text/javascript">
<!--

Quindi dichiariamo la nostra funzione:
function mostraMenu(menuCorrente) {

if (document.getElementById) {

questoMenu = document.getElementById(menuCorrente).style

if (questoMenu.display == "block") {

questoMenu.display = "none"

}

else {

questoMenu.display = "block"

}

return false

}

else {

return true

}

}


-->

</script>//


Abbiamo, in questo modo, detto al browser fare in modo che se il menù a discesa è aperto deve essere chiuso e viceversa. Quindi un po' di formattazione con il CSS

<style type="text/css">



.menu {display:none; margin-left:20px}



</style>

Adesso l'HTML


<h3>

<a href="pagina1.html" onclick="return mostraMenu('menu1')">Primo menù </a>

</h3>

<div id="menu1" class="menu">

- <a href="pagina01.html">pagina1</a><br/>

- <a href="pagina02.html">pagina2</a><br/>

- <a href="pagina03.html">pagina3</a><br/>

</div>

<h3>

<a href="pagina2.html" onclick="return mostraMenu('menu2')">Secondo menù </a>

</h3>

<div id="menu2" class="menu">

- <a href="pagina01.html">pagina1</a><br/>

- <a href="pagina02.html">pagina2</a><br/>

- <a href="pagina03.html">pagina3</a><br/>

</div>

<h3>

<a href="pagina3.html" onclick="return mostraMenu('menu3')">Contatti</a>

</h3>

<div id="menu3" class="menu">

- <a href="mailto:tuamail@hotmail.it">Contatti</a><br/>



</div>



L'unico limite ai vostri menù,come al solito è solo ed unicamente la fantasia.

Come al solito buon lavoro e C.I.P (copia, incolla, prova)

Faro Punta Secca



Suggestiva località della litoranea iblea, nonchè famoso set cinematografico, meglio noto come "casa di montalbano", ecco una splendida immagine del faro di Punta Secca. Situato, appunto, nei pressi della casa del commissario della fiction.
N.B Tutte le foto pubblicate sul blog (tranne quelle personali) sono state reperite su internet. Pertanto chiunque senta lesi i propri diritti può contattarmi per chiederne la rimozione.

mercoledì 26 agosto 2009

Spiaggia Marza



Altra foto del litorale ibleo.

N.B Tutte le foto pubblicate sul blog (tranne quelle personali) sono state reperite su internet. Pertanto chiunque senta lesi i propri diritti può contattarmi per chiederne la rimozione.

Tramonto punta secca

Splendida foto di una spiaggia del litorale ibleo.

N.B Tutte le foto pubblicate sul blog (tranne quelle personali) sono state reperite su internet. Pertanto chiunque senta lesi i propri diritti può contattarmi per chiederne la rimozione.

sabato 22 agosto 2009

il Muro

Ho sempre immaginato la vita di ciascun essere umano come una minuscola linea del tempo che, come in un muro fatto di mattoni, andasse ad incastrarsi perfettamente con tutti i rettangoli adiacenti e che l'intricato groviglio di parentele, di amicizie, di conoscenze, fosse un ordinata combinazione posta in una determinata fila di una determinata posizione che in un contesto lineare e ben strutturato andasse infine a formare un unico muro compatto: la storia.
Ciascuno al proprio posto, nel proprio luogo e nel proprio tempo. Manzoni, a proposito di Napoleone Bonaparte, scrisse di un uomo su cui Dio aveva impresso un impronta più profonda di sé. Ebbene nel mio muro immaginario alcuni mattoni hanno in effetti una consistenza diversa, un diverso spessore oppure un'angolazione differente. Non esistono mattoni più o meno importanti, esistono poche semplici differenze che rendono a volte uno a volte un altro mattone diverso dagli altri. Giulio Cesare sarebbe stato quello che era se anziché nascere come membro di una famiglia patrizia fosse stato il figlio di un pastore del Lazio?
Alessandro Magno sarebbe mai diventato un conquistatore se il padre non lo avesse formato così come ha fatto? Voi cosa sareste diventati se aveste avuto Aristotele come maestro ed un esercito di agguerriti macedoni ai vostri ordini?
Nel mio muro costruito da tante, tantissime linee del tempo ognuno dei miei mattoncini si comporta così come l'impietosa storia degli uomini: un luogo, un tempo, un essere umano. E quando negli stessi luoghi, nello stesso tempo alcuni uomini vivono, amano, lottano e muoiono le file contigue e adiacenti delle loro storie personali costruiscono una nuova fila di mattoni del muro della storia. Le vite di ciascuno di noi, così come tanti ordinati mattoni rossi tenuti insieme dalla malta e dall'abilità del costruttore del muro, si intersecano con le vite di chi ci sta accanto, direttamente o indirettamente. E chi diventerà uno dei tanti nomi ai quali verrà legato un periodo ed un luogo sui libri di storia sarà suo malgrado legato alle miriadi di mattoncini che si saranno trovati in quel tempo ed in quel luogo e senza i quali la sua stessa esistenza risulterebbe compromessa. Nessun mattone, quindi è veramente importante se non nella misura in cui gli altri mattoni sono importanti per lui.

mercoledì 22 aprile 2009

E' uscito il mio nuovo libro


Libero Professionista

E' uscito! Esce nelle migliori librerie "Libero Professionista" di Gianni Nativo, edizioni SIMPLE.

Alcuni brani tratti dal libro sono disponibili nella sezione Racconti ed altri saranno presto pubblicati.

E' possibile acquistare il libro, oltre che sui normali canali anche da quì. Ciao

lunedì 20 aprile 2009

Scrivere e leggere file xml con PHP


A volte capita di non avere la necessità di scomodare qualcosa di importante come un vero e proprio database per salvare dei dati sul nostro server web. A volte potrebbe anche capitare di volere semplicemente capire come fare per scrivere e leggere un file .XML usando PHP. Per questo ci sarebbe Google ed i suoi infiniti meandri di risposte ad un problema semplice come questo. Oppure, bastava chiedere, ecco la soluzione più semplice che mi viene in mente.


Scriviamo su un file di testo il seguente codice, salviamolo come ScrivoXML.PHP

<?php

$dom = new DomDocument('1.0');

$database= $dom->appendChild($dom->createElement('database'));

$record = $database->appendChild($dom->createElement('record'));

$colore = $record->appendChild($dom->createElement('colore'));

$giorno = $record->appendChild($dom->createElement('giorno'));

$colore->appendChild($dom->createTextNode('Rosso'));

$giorno->appendChild($dom->createTextNode(date ("lunedì");

$record = $database->appendChild($dom->createElement('record'));

$colore = $record->appendChild($dom->createElement('colore'));

$giorno = $record->appendChild($dom->createElement('giorno'));

$colore->appendChild($dom->createTextNode('verde'));

$giorno->appendChild($dom->createTextNode(date ("martedì");

$dom->formatOutput = true;

$test1 = $dom->saveXML();

$dom->save('miofile.xml');

echo 'Salvataggio effettuato con successo';

?>

Ed ecco che, come per miracolo, se facciamo partire sul nostro server web il nostro file, nella stessa cartella dove risiede scrivoXML .PHP comparirà il file miofile.xml con un codice simile a questo:


<?xml version="1.0"?>

<database>

<record>

<colore>Rosso</colore>

<giorno>Lunedì</giorno>

</record>

<record>

<colore>Verde</colore>

<giorno>Martedì</giorno>

</record>

</database>


A questo punto per leggere il file xml in questione scriveremo un secondo file leggi.PHP con il seguente codice


<?php

echo "<h3>N° record= ".count($xml->record)."</h3>";
$xml = simplexml_load_file('miofile.xml');

foreach($xml->record as $article)

{

echo $article->giorno.'-'.$colore.;



}

?>

Ovviamente possiamo arricchire il risultato del nostro file di lettura con elementi HTML tipo tabelle, elenchi o tag <div>, così come potremmo aggiungere record al nostro file xml.


C.I.P (copia, incolla prova) ciao!

sabato 11 aprile 2009

Foto notturna del castello di Donnafugata


Suggestivo e affascinante, esposto attraverso il filtro delle luci notturne, questo è il castello di Donnafugata. Meta turistica e punto d'incontro tra le tradizioni contadine locali e gli sfarzi di una nobiltà troppo assorta dalla propria autocelebrazione per accorgersi della povertà che la circondava.

N.B Tutte le foto pubblicate sul blog (tranne quelle personali) sono state reperite su internet. Pertanto chiunque senta lesi i propri diritti può contattarmi per chiederne la rimozione.

giovedì 9 aprile 2009

Ragusa ibla Foto


Nel vecchio quartiere detto detto "l'Archi" immersa nel barocco di Ragusa Ibla ecco la chiesa delle Anime del Purgatorio.
N.B. Tutte le foto pubblicate sul blog (fatta eccezione per quelle personali) sono state reperite su internet. Chiunque senta lesi i propri diritti d'autore su una qualsiasi delle immagini pubblicate, può chiedermi di eliminarle dal blog.

martedì 7 aprile 2009

Ragusa Ibla P.zza Duomo


Meravigliosa vista della piazza Duomo.

N.B. Tutte le foto pubblicate sul blog (fatta eccezione per quelle personali) sono state reperite su internet. Chiunque senta lesi i propri diritti d'autore su una qualsiasi delle immagini pubblicate, può chiedermi di eliminarle dal blog.

lunedì 6 aprile 2009

Ragusa Ibla foto

Palazzo della Cancelleria Ragusa Ibla

N.B. Tutte le foto pubblicate sul blog (fatta eccezione per quelle personali) sono state reperite su internet. Chiunque senta lesi i propri diritti d'autore su una qualsiasi delle immagini pubblicate, può chiedermi di eliminarle dal blog.

domenica 5 aprile 2009

Ibla di notte

Nuova foto di Ibla sul blog, grazie alla perizia di un caro amico che ci concede il frutto dei suoi appostamenti fotografici notturni. Su gentile concessione del signor Giorgio Occhipinti: Ragusa Ibla di notte Vista dal quartiere S. Paolo.

venerdì 27 marzo 2009

leggende di sicilia


La leggenda del ponte di “Ghiugghintanu”

Una volta, tanti anni fa, un pastorello era solito far pascolare le sue pecore vicino al ponte di Ghiugghintanu. Il luogo era molto lontano dalla fattoria del suo padrone e spesso il giovane pastore pernottava all'aperto con il gregge.
Una volta che aveva portato gli animali che accudiva fino al “cuozzu ri ghiugghintanu”, nei pressi del ponte, essendo già quasi buio, decise di radunare le pecore vicino ad un grande albero che gli avrebbe fornito il riparo per la notte. D'un tratto sentì un improvviso vociare e un forte rumore di uomini animali e cose. Si girò in direzione del ponte e vide che si era animato all'improvviso. Dove prima c'era silenzio e desolazione adesso era stato allestita una vera e propria fiera.
Luci, colori, profumi di cibi e spezie lo assalirono mentre incredulo continuava a radunare le pecore. Sistemato il gregge sotto il grande carrubbo, quando ormai era già buio, il pastorello non resistette alla curiosità. Mise da parte ogni timore e si avviò in direzione del ponte. Si arrampicò lungo un costone roccioso e raggiunse la strada sterrata che portava all'imbocco del ponte che ospitava la bellissima fiera notturna.
Si inoltrò lungo le bancarelle piene di luci e di colori.
Stoffe, frutta, fiori, cavalli, dolciumi e perfino spade e coltelli dai manici intarsiati e tempestati di pietre preziose. Ogni ben di Dio era esposto lungo due filari di bancarelle che costeggiavano i due lati del ponte. Il pastore attraversò in mezzo ad una fiumana di avventori tutta la fiera, rimanendo a bocca aperta per lo stupore. Un mercante dall'aria bislacca gli si avvicinò.
“Cosa cerchi pastore” gli chiese il mercante.
“Niente stavo solo guardando” rispose il giovane senza riuscire a nascondere il proprio stupore.
“Compra qualcosa!” lo esortò il mercante.
“Ma ho solo due soldi.” disse il pastorello mostrando le due monete.
“Allora compra per due soldi” sorrise il mercante riccamente vestito.
Il ragazzo si guardò intorno e vide esposte sotto la tenda di un altro mercante delle arance succose. Ne indicò la cassa con un dito.
“Prenderò una di quelle” disse.
Il mercante si lisciò la nerissima barba.
“Sei sicuro? Scegli pure quello che vuoi e ci metteremo d'accordo sul prezzo.”
Il pastorello, che aveva già l'acquolina in bocca, insistette: “no, la ringrazio signore, ma comprerò un'arancia”.
Il mercante allora prese l'arancia, la lucidò con la manica della veste e la porse al giovane pastore. Il ragazzo versò le due monete sul palmo dell'uomo barbuto, fece un inchino e si allontanò trotterellando.
“Pastore, pastore ...” lo richiamò il mercante.
Il giovane si girò.
“Mangiala domani la tua arancia e non te ne pentirai.”
Il pastorello ubbidì mettendo il frutto nella bisaccia e agitando la mano per salutare il mercante che , nel frattempo, era già sparito.
Tornando verso il suo gregge il pastorello si accorse che stava facendo giorno.
Il giorno dopo il pastore accudì le pecore accompagnando i loro belati con fischi e urla ogni qualvolta che un agnello o un montone cercava di allontanarsi dal gregge.
Nel pomeriggio mentre attraversava una radura il pastorello ripensò all'arancia che aveva acquistato quella notte e, infilata la mano nella bisaccia, ne tirò fuori il frutto. Questi gli sembrò insolitamente pesante. Con enorme stupore il ragazzo si accorse che l'arancia acquistata alla fiera notturna era diventata d'oro.
Questa è una delle leggende che aleggiano attorno al cuozzu di ghiugghintanu e che vuole che una volta ogni cento anni, nella notte di Ognissanti, un antico ponte ormai crollato e scomparso, ricompaia per far si che qualsiasi cosa venga acquistato nella fiera sul ponte, si tramuti in oro.

venerdì 13 febbraio 2009

Tocca a noi




Quest'oggi vorrei parlare di un fenomeno che, a seconda delle connotazioni storiche e politiche, può definirsi sia nuovo che vecchio. Mi spiego meglio. Per anni, per la precisione dagli inizi degli anni ottanta, periodo nel quale questo termine venne coniato, abbiamo sentito parlare di “globalizzazione”. Ora dopo tanto affannarci per meglio capire cause ed effetti, dopo avere seguito con interesse sempre maggiore gli appuntamenti che facevano dell'economia liberista e mondiale, o “mondializzata”, un trampolino di lancio verso un secondo millennio fatto di pace e benessere per tutti, sentiamo con sgomento parlare di “de-globalizzazione”. Al posto di questo neologismo potremmo anche parlare, risultando sicuramente più cinici ma anche più onesti, di rigurgiti nazionalisti.
Non lasciano dubbi, infatti, gli slogan che sono apparsi sugli striscioni degli amici inglesi che lamentavano l'ingresso dei lavoratori italiani nei loro cantieri. Ne cito uno per dovere di cronaca: "british jobs for british workers". Come non lasciano dubbi i titoli di alcune testate americane su cui compare un timido “buy american...”.
Questi istinti protezionistici, che peraltro contagiano l'intero occidente, Italia compresa,sono ovviamente figli di una crisi che per vastità e dimensione farà parlare di sé sui libri di storia negli anni a venire. Eppure i vantaggi di una economia aperta sono stati sotto gli occhi di tutti. Non era, e non è stata la globalizzazione ad aumentare il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri ma, come al solito, gli interessi miliardari di poche holding economiche.
Il territorio della provincia di Ragusa, come era ovvio, ha risentito nell'ultimo ventennio sia dei benefici che degli acciacchi che una economia priva di frontiere poteva apportare ad una area territorialmente sprovvista di infrastrutture come la nostra. Le barriere frapposte tra la provincia di Ragusa ed il resto mondo sono le stesse che ci negano in tempi rapidi la fruizione di autostrade, ferrovie ed aeroporti. Nonostante questo la nostra provincia ha attraversato un ventennio di crescita economica grazie ad un settore agricolo trainante e a un'economia sana e fatta di investimenti oculati da parte dei privati. Il settore edile ha tratto profitti sia dalla economia locale, sia dalle lente, parsimoniose e sicuramente migliorabili risorse del pubblico. Oggi però ci confrontiamo con gli effetti del progressivo esodo delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo verso aree più ricche e, forse troppo tardi, abbiamo capito di avere innescato una bomba ad orologeria. Dal protezionismo al nazionalismo e dalla tolleranza che nasce dall'abbondanza passeggera alla chiusura nazionalista o peggio xenofoba , il passo è breve. Le campagne del ragusano, ed i cantieri edili, solo per rimanere nell'ambito dei due settori che ho citato prima pullulano letteralmente di cittadini appartenenti a cittadinanze, etnie e religioni diverse. Cito un dato Istat che mi è parso abbastanza significativo. Ragusa, secondo l'istituto della statistica, ha la più alta quota in Sicilia di cittadini stranieri residenti sul totale della popolazione: un'incidenza del 5% contro lo 1,4% del resto della Sicilia. Attenzione questo non vuole direRagusa Iblanecessariamente che ci siano meno stranieri nelle altre città siciliane, ma che qui, con ogni probabilità, ce ne sono di più regolarmente registrati presso gli uffici comunali. Ne consegue che ce ne sono di più regolarmente collocati e retribuiti in maniera conforme ai contratti vigenti. E se percepiscono un regolare stipendio ciò vuol dire che questo stato di cose permette loro di ambire ai progetti ed alle motivazioni che li hanno costretti a lasciare il loro paese d'origine.
Mi risulta, lo scrivo con una vena di orgoglio campanilistico come abitante di questa provincia, che sono in tantissimi i cittadini stranieri che si avvicinano ai nostri uffici e che ricevono regolarmente qualcosa di più che una semplice assistenza.
Purtroppo non è sempre così, anche nella provincia iblea esistono realtà parallele più simili a quelle del resto della Sicilia.
Quelli che fino ad oggi sono stati comodi ripieghi, spesso senza una vera e propria identità fiscale; quelli che riempivano le file dei lavoratori in nero; Quelli che andavano a fare il lavoro che le maestranze locali non facevano più perché non era possibile accettare le stesse condizioni economiche di una fascia di lavoratori più deboli e senza dubbi più “affamati”; quelli che venivano accolti, integrati e aiutati: oggi diventano una parte del problema globale.
Oggi tutti i lavoratori di cittadinanza italiana temono gli effetti di ciò che negli anni è degenerato fino alla situazione attuale. Le locali strutture, da sempre hanno offerto e offrono tuttora un valido aiuto a chi viene a chiedere assistenza, di qualunque natura sia il suo accento o il suo colore della pelle, ma se non c'è stata la possibilità di un inserimento graduale nel territorio la colpa non è sicuramente di chi ha messo a disposizione uffici e competenze. Integrazione non vuol dire tollerare la presenza, integrare significa aiutare nella comprensione delle regole comuni chi ha vissuto in contesti diversi da quello della Repubblica Italiana. Integrazione non vuol dire schedare, smistare ed eventualmente rimpatriare. Integrare vuol dire avere chiaro in mente che cosa offre un territorio sia per la popolazione locale che per gli ospiti che arrivano da tutte le parti. Integrazione non vuol dire prendo cinque operai in cantiere, tre italiani che avranno un contratto regolare di lavoro e due extracomunitari che userò come meglio mi aggrada in nero. Siamo di fronte ad un altro problema epocale che, di fronte all'immobilismo storico, politico e partitico del nostro paese, rischia di diventare l'ennesimo bivio mancato verso condizioni di lavoro migliori e sostenibili per tutti.

giovedì 5 febbraio 2009

Data e orologio javascript (seconda parte)


Nel post precedente abbiamo visto come visualizzare una semplice data in javascript, nella fattispecie quella in alto a sinistra in questa stessa pagina, ora dedichiamoci alla realizzazione di un'orologio completo di ora, minuti e secondi che si aggiornano in tempo reale. L'unico svantaggio è che l'ora visualizzata sarà quella del computer dell'utente. Bando alle ciance posto subito il codice:


<script language="JavaScript" type="text/javascript">


<!--


function orologio() {

now=new Date();

hour=now.getHours();

min=now.getMinutes();

sec=now.getSeconds();


if (min<=9) { min="0"+min; }

if (sec<=9) { sec="0"+sec; }

if (hour>12) { hour=hour-12; add="pm"; }

else { hour=hour; add="am"; }

if (hour==12) { add="pm"; }


time = ((hour<=9) ? "0"+hour : hour) + ":" + min + ":" + sec + " " + add;


if (document.getElementById) { document.getElementById('theTime').innerHTML = time; }

else if (document.layers) {

document.layers.theTime.document.write(time);

document.layers.theTime.document.close(); }


setTimeout("orologio()", 1000);

}

window.onload = orologio;


// -->


</script>


<span id="theTime" style="font-size: 12pt"></span>


Nel documento, quindi fuori dallo script, ho inserito lo style con il quale modificare a proprio piacimento il layout del testo che l'utente finale vedrà sulla pagina web da voi confezionata. Io ho solo inserito la dimensione del font ma voi potrete dare sfogo alla vostra creatività come meglio credete.


Come al solito buon C.I.P. a tutti (copia, incolla, prova).

mercoledì 4 febbraio 2009

Data e orologio javascript (prima parte)


Anche se sul web abbondano le guide sulla gestione delle date con javascript, oggi posto il codice del calendario con data che trovate in alto a sinistra in questa pagina.Nella speranza che torni utile a qualcuno ecco lo script da inserire tra i tag <HEAD> della vostra pagina.


<script language="javascript">

function acchiurae () {now= new Date();

day= now.getDate();

month=now.getMonth();

year=now.getFullYear();

if(month==0){month="Gennaio";}

if(month==1){month="Febbraio";}

if(month==2){month="Marzo";}

if(month==3){month="Aprile";}

if(month==4){month="Febbraio";}

if(month==5){month="Febbraio";}

if(month==6){month="Febbraio";}

if(month==7){month="Febbraio";}

if(month==8){month="Febbraio";}

if(month==9){month="Febbraio";}

if(month==10){month="Febbraio";}

if(month==11){month="Febbraio";}

document.write (day+" "+month+" "+year +"<p>Sono le ore:</p>");


}

window.onLoad =acchiurae();

</script>


Nel prossimo post vedremo come inserire l'ora che si aggiorna in tempo reale.


Come al solito C.I.P.(copia incolla prova)

martedì 3 febbraio 2009

Libero: Collaborazioni (4)

...Improvvisamente la sedia di Libero divenne scomoda, e la camicia impastata di sudore troppo pesante per una giornata che si stava rivelando afosa.

«Allora ?» incalzò il commissario.

«Lei potrebbe vedere delle cose che le potrebbero fare pensare che io sono... che io faccio... » Libero iniziò a farfugliare incerto.

«Niente di quello che pensi. Tu sai chi sono, io so chi sei, ma tutto quello che faremo insieme nei prossimi giorni dovrà rimanere sigillato nei nostri ricordi. Dimmi solo cosa ti serve. » Facchetti prese l'indice della mano sinistra tra due dita dell'altra mano «quando lo facciamo» stavolta si tirò il medio «e dove vuoi che ti porti l'assegno dopo il lavoro» concluse tirando l'anulare.

«Se le cose stanno così» Libero si grattò il capo come se una folta matassa di capelli gli fosse spuntata improvvisamente.

«Potrei anche decidere di accettare... però... »

Facchetti fece partire una risata degna del ciclope Polifémo «Va bene Libero, affare fatto» allungò la destra.

Libero prese la mano del poliziotto come se stesse suggellando la propria condanna a morte.

«Questo è il mio numero, cercami per qualsiasi cosa ti serva. Ti basta una settimana di tempo ?»

«Mi basta» Libero guardò il biglietto da visita.

«Tre tre tre cinque due uno sei uno otto sette. Non ho bisogno del biglietto e di nessun’altra prova che possa fottere me o chi lavora con me.»

Strizzò l'occhio al nuovo poco probabile complice, si alzò e si tuffò in mezzo ai passanti del marciapiede opposto: in un modo o nell'altro si ricominciava a lavorare.



La villetta era situata alla periferia della città, con un'eccellente vista sul mare e le quattro strade che ne delimitavano gli altrettanti lati erano ben curate e illuminate. La cura del verde, almeno quello visibile oltre le mura di cinta, rasentava la perfezione.

Libero percorse a piedi il tratto di strada che lo separava da una stradina secondaria nascosta alla vista della villa da un fitto filare di acacie. L’auto era parcheggiata all’ombra e l’uomo seduto dal lato del guidatore fumava riempiendo l’abitacolo di voluttuosi riccioli di fumo. Libero passò oltre lasciando che il suo sguardo ruotasse in tutte le direzioni. Poi tornò sui suoi passi e aperto lo sportello della vettura si accomodò accanto al commissario.

«Chi le ha dato le informazioni sull’antifurto della casa ?» non attese la risposta «abbiamo una bella gatta da pelare, commissario. Oltre a tutto quello che lei mi ha elencato, questa costruzione si avvale di un antifurto di cui avevo solo sentito parlare, penso si tratti di un sistema che risale agli anni sessanta. »

Il poliziotto girò la chiave del quadro, ingranò la marcia e partì immettendosi nella stessa strada che li aveva portati alla villa, allontanandosi in direzione del mare.

«Libero i dettagli tecnici tienili pure per te: io voglio solo sapere quando entriamo .»

Lo scassinatore appoggio le due mani sul cruscotto. «Quella casa è piena di trappole. Trappole elettriche, elettroniche ed elettromeccaniche» assunse un’aria pensierosa, poi come illuminato da un lampo di genio, esclamò: «domani sera.»

«Commissario lei sa cos’è un collegamento in serie? No ?» rispose da solo «immagini un anello» disse simulando un cerchio con il pollice e l’indice «e immagini che quest’anello sia collegato a una sirena che suona quando l’anello si apre» separò le due dita allargandole «tutti gli antifurto elettronici funzionano secondo questo sistema, quindi se noi» aggiunse un altro cerchio immaginario al primo «apriamo una falla, facendo in modo che il sistema non se ne accorga ….» pausa a effetto «siamo dentro».

domenica 1 febbraio 2009

Libero:Collaborazioni(3)

...«Perché lo viene a dire a me» rispose lo scassinatore cercando di tenere un tono di voce il più normale possibile e tornando a sedere suo malgrado.

«Perché sei l'unico che può entrare e uscire da questo posto senza problemi.»

«La ringrazio per la stima, ma di solito chi fa questo tipo di cose finisce dentro, per un bel po', e grazie alle sue amorevoli ricerche.»

Il commissario alzò entrambi le mani.

«Aspetta, Libero aspetta, ti sto proponendo di fare un lavoro per me, io so chi sei e cosa fai; tu sai chi sono, cosa faccio, e come lo faccio. Stavolta io ho bisogno di una mano. Mettiamola così, a me serve un consulente per un sopralluogo... »

Il cameriere si avvicinò al tavolo, Libero lo riconobbe come qualcuno che aveva già visto in carcere.

Il commissario aspettò che posasse i due caffè sul tavolo e, appena il cameriere si fu allontanato, continuò: «Vedi Libero tu ed io stiamo ai due estremi della stessa barricata, tu hai le tue regole io ho le mie. Io faccio il commissario, tu fai lo scassinatore... »

Alzò l'indice per smorzare l'animoso intervento del suo interlocutore, che non sembrava d'accordo, e proseguì .

«A volte far rispettare la legge vuol dire infrangere alcune norme del codice penale per far sì che qualche criminale finisca dove gli compete: in galera. Tu dal canto tuo infrangi la legge come e quando puoi, ma rispetti le stesse regole che rispetto io. Il tizio che possiede questa villa non è un ladro, credimi questo è una carogna. Una carogna estremamente furba che si destreggia in modo attento nelle fogne dove cura i suoi traffici. Se mi muovo secondo le normali procedure d'indagine non arriverò mai a niente, devo entrare in casa sua non posso aspettare nessun giudice e nessun mandato.»

Lo sguardo del poliziotto si fissò dritto sugli occhi di Libero che presa una tazzina di caffè ne bevve il contenuto a piccoli sorsi e senza zucchero.

«Bambini ?» chiese il ladro.

«Anche» fu l'unica risposta dell'agente.

«Che cosa ci guadagno»

Entrambi sapevano che il cinismo di Libero era solo simulato. Il commissario abbozzò una smorfia che si trasformò in un sorriso.

«Sarai pagato per la consulenza, un assegno che detrarrò dalle spese del commissariato» alzò un sopracciglio «in più chiuderò un occhio su un paio di negozi svaligiati da alcuni tuoi amici, ai quali pare che qualcuno abbia aperto le saracinesche abbassate per la pausa pranzo. Sembrerebbe che uno scassinatore esperto abbia avuto un ruolo importante durante questi colpi.»