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venerdì 7 marzo 2008

crolli annunciati


Diciamocelo, nessuno di noi ama le complicate elucubrazioni tecnico scientifiche, il linguaggio iper- tecnico e le mistificazioni malcelate che si intrecciano abilmente ai discorsi degli addetti ai lavori. Anzi la maggior parte di noi ama la chiarezza, le esemplificazioni prét à porter, ed i discorsi “al lume della ragione”, intesa quest’ultima come animoso e pertanto umanissimo insieme omogeneo di dubbi. Purtroppo, una pillolina amara ogni tanto bisogna pur inghiottirla, specie se l’argomento da trattare è di ordine scientifico. Quando si tratta di parlare di argomenti veramente seri, come la sicurezza delle case dove viviamo, oltre alla chiarezza, è necessario anche un minimo di nozionistica, ed in casi come questo la pillola di cui sopra va addolcita parecchio. Ed è proprio questo il motivo per il quale ho deciso di raccontarvi tutto quanto fin dall’inizio.

La storia

La storia di quest’oggi inizia a Parigi nel 1895, alle spalle del “trocadero” , tra la Senna e la torre Eiffel, tra una folla di curiosi ed uno stuolo di espositori, in occasione dell’annuale fiera di Parigi. Sotto alla torre più alta del mondo (almeno fino a quel momento) Georges Beton, muratore parigino, esponeva un nuovo, rivoluzionario, materiale da costruzione. L’intuizione di “monsieur” Beton consisteva nel aver miscelato insieme acqua, cemento, ghiaia, pietrisco, e sabbia ,ottenendo così una malta da invasare direttamente in apposite casseforme, nelle quali era stato preventivamente predisposto del ferro, in modo che la miscela indurendo acquistasse, oltre alle proprie, tutte le proprietà del ferro: era nato il cemento armato. In seguito al terremoto di Messina nel 1908, e quasi a voler consolidare tutta una serie di insulti rivolti verso il meridione (fin da allora tutto quello che c’era da sperimentare, e di cui non erano noti i parametri di sicurezza, veniva indirizzato verso il sud ), i primi esperimenti sul cemento armato furono fatti nella città dello stretto. Furono infatti costruiti alcuni alloggi popolari interamente in cemento armato, progettati rozzamente ed all’insegna del sovradimensionamento, ma che durante la seconda guerra mondiale, ironia della sorte, dimostrarono in pieno tutte le loro potenzialità resistendo più che egregiamente ai bombardamenti delle forze alleate . Nel frattempo ( era il 1938 ) uno studioso giapponese (che non lavorava per la Sony, perché non era stata ancora inventata, e non giocherellava con il DNA di capre e pesci rossi, perché non era ancora di moda) il Prof. Yoshimoto, inventava il modello matematico dei terremoti.

Il Modello Matematico

Anche se il termine “matematico” vi ha già fatto storcere il naso, richiamando alla memoria i tristi periodi passati tra i banchi di scuola, cercheremo di semplificare un concetto che, se esposto con le dovute cautele, non ha assolutamente nulla di incomprensibile. Immaginate di scuotere un alberello lungo e sottile, o qualsiasi altro vegetale o non vegetale con caratteristiche simili all’arbusto di cui sopra : cosa succede? Oscilla, più o meno violentemente a seconda della forza che avete impiegato. Immaginatelo ora scosso da un terremoto : il suo comportamento è sempre lo stesso, ondeggia da una parte e dall’altra. Bene, il nostro amico giapponese non ha fatto altro che scomporre le forze che agiscono sulle costruzioni in caso di terremoti, stabilendo che la risultante delle forze sismiche in questione fosse una forza orizzontale in grado di scuotere le nostre case fino a causarne il crollo. Ha farcito il suo modello con tutta una serie di conticini che rafforzassero le sue teorie et voilà il modello matematico dei terremoti era pronto. La cosa sconcertante è che dal 1938 ad oggi l’amico nipponico sia uno dei pochi ad averci azzeccato qualcosa in materia di terremoti. L’invenzione di Beton ed i successivi brevetti (Hennebique, Coignet, Monier, che non cito solo per il gusto di rompervi i c…… , ma per dovere di cronaca) insieme al modello matematico di Yoshimoto dovevano in qualche modo trovare la giusta applicazione anche in termini di leggi urbanistiche, in Italia (solo) nel 1974 nasceva la prima legge quadro in materia di edificazione antisismica.

Disgregazioni e disquisizioni

La legge, nella sua concezione più ampia, è fatta bene (strano ma vero) ed introduce tutta una serie di parametri da rispettare, dal calcolo alla messa in opera, che se rispettati, forniscono garanzie di stabilità non indifferenti. Una precisazione però va fatta, le case costruite seguendo le disposizioni previste dalla legge non si possono definire antisismiche ( a questa categoria difatti appartiene tutto ciò che ha a che fare con l’ordine dei volatili : aerei, elicotteri, mongolfiere, pellicani, cardellini e qualsiasi altra cosa riesca a librarsi in volo ) ma semplicemente a norma con le vigenti leggi antisismiche italiane. A questo punto una domanda ci sovviene spontanea: se il cemento armato è un buon materiale da costruzione, se Yoshy aveva ragione e se le leggi italiane in proposito sono buone, come mai le case crollano lo stesso? Facciamo un passo indietro. Monsieur Beton, da buon muratore, aveva considerato solo le implicazioni pratiche del suo operato e di sicuro non poteva conoscere il principio secondo il quale “nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Pertanto la lenta, ma costante, disgregazione del calcestruzzo, che trasformato in minuscoli granelli va a sedimentare da qualche altra parte iniziando un nuovo processo di cementificazione naturale, era per lui del tutto sconosciuta. E gli era altrettanto sconosciuto il lento ma altrettanto inesorabile processo che, di strato in strato, distrugge il ferro se esposto all’aria (le leggi italiane prevedono almeno 2 cm. di calcestruzzo sopra il ferro). A questi problemi, anche perché visibili, c’è sempre rimedio, ed i crolli sembrerebbero ricollegarsi alla scarsa qualità dei materiali e/o alla messa in opera truffaldina. Un altro fatto importante è che a crollare non sono sempre gli edifici costruiti dopo il 1974 , e che in totale assenza di controlli, non previsti dalla legge e tantomeno dal comune buonsenso, le nostre costruzioni sono considerate in buona salute fino a quando non interviene il destino.

La Provincia di Ragusa

Per riuscire a farsi un’idea della situazione nazionale, basta fare un giro nella rigogliosa provincia di Ragusa (la mia); l’accozzaglia di variopinte costruzioni, dalla pittoresca collocazione, erette con parametri e requisiti ben lontani da quelli previsti dalle leggi, divenute conformi ai regolamenti edilizi grazie alla compiacente collaborazione di geometri-faccendieri che sono riusciti a far entrare in questa o quella sanatoria edilizia, edifici e progetti le cui uniche caratteristiche da rispettare erano legate alla borsa ed agli agganci politici dei proprietari, non hanno fatto altro che aggravare una situazione già ampliamente compromessa . E se in quella che per definizione è ritenuta la provincia “babba”, le case si allungano, si allargano, spuntano come funghi e cambiano la loro connotazione oppure la loro destinazione d’uso, immaginiamo allora cosa può succedere nelle provincie più “furbe”, e via sempre più a nord attraversando lo stretto in un escalation di urbanizzazione selvaggia e di astuzie edili di ogni tipo, poco consci del fatto che di faciloneria si muore, e che un edificio che crolla non concede appelli.

Concludo

Le case crollano, e continueranno a farlo finchè non ci renderemo conto che un buon ingegnere o un buon architetto (oltre all’esosissima parcella) sono gli unici che possano effettivamente garantirci, sotto la loro responsabilità (anche loro vanno in galera) delle costruzioni conformi alle leggi ed alle regole più elementari di stabilità.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao gianni, complimenti per il blog!
Assolutamente vero ciò che scrivi, dovremmo mandarne in galera un bel po'.
Mauro

Anonimo ha detto...

Magari non tutti geometri sono "faccendieri", come li definisci tu, ma condivido sia la forma che la sostanza. (bella lezione, professore)